Identità di selfie

riccardo_canella

Ho partecipato per la prima volta a Identità Golose. Con lo sguardo critico (e un po’ estasiato) mi sono aggirata per gli stand e le sale alla ricerca di cosa davvero importasse ai visitatori, capendo che dove c’era fila o si mangiava, o qualche grande chef si apprestava a tenere una lezione delle solite: introduzione alla sua mirabolante vita, showcooking, premiazioni e strette di mano. Come formiche si girava alla ricerca del personaggio del momento a cui rubare un selfie o uno scatto di nascosto. “Chef, se la fa una foto con me?” è stata la domanda più gettonata di questa edizione e, forse, anche di quelle passate.

Ma in un congresso di cucina internazionale, chi è che ha davvero qualcosa di nuovo da dire? Ce lo facciamo bastare lo chef stellato che ci mostra i piatti della prossima stagione del suo ristorante? Perché fatti due passi dall’Auditorium, sala ospite dei nomi più grandi, si tenevano speech di giovani cuochi emigrati all’estero, di stelle Michelin che pochi conoscono, storie di coraggio, fame e umiltà. La coda per entrare non c’era, a differenza di chi ti offriva una tartare di ricciola, un raviolone alla panna e un fingerfood.

In una delle zone più frequentate del congresso, probabilmente per la presenza di un Bistrot che sfornava focacce all’infinito, c’era una sorta di food truck. A noi comuni mortali, da fuori, era solo concesso guardare. Nella cucina a vista a comandare la brigata Carlo Cracco che, in affascinante giacca bianca, si faceva fotografare da chiunque passasse di là. Esattamente come un leone nella gabbia di uno zoo. Bottura nel frattempo camminava a passo svelto come un fuggitivo col cappuccio in testa, tentando di non farsi né vedere né fermare dai presenti.

Perché non uscite da queste incubatrici e vi donate al popolo? Durante le lezioni come re e regine sopra un palco vi destreggiate tra umiltà ed etica professionale ma, appena scesi, non siete più i cuochi che vogliono parlare e insegnare qualcosa a tutti, siete le star inarrivabili che, come attori di Hollywood, la gente cerca per farsi un selfie. Io il selfie me lo sono fatto con Riccardo Canella, padovano trentenne braccio destro di Reneè Redzepi, e vi assicuro che parlava la mia lingua.


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2 comments

  1. Andrea Rispondi

    Bell’articolo, pungente quanto basta!
    Complimenti

  2. ambra tiraboschi Rispondi

    brava