Hugh Johnson sta col tappo a vite

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Se non è il più grande, è uno dei più grandi. Parlo di critica vinicola, di giornalismo del vino. Parlo di Hugh Johnson, un maestro. Ebbene, lui sta col tappo a vite. Lo scrive chiaro e tondo nel suo editoriale che compare sul numero di maggio della rivista britannica Decanter. “Se ci pensi – scrive -, la cosa meno soddisfacente riguardo a una bottiglia di vino – l’unica cosa fastidiosa – è la chiusura. I tappi, diciamocelo, sono una scocciatura”. Certamente – ammette – fin qui non si era mai trovato niente di meglio del sughero per chiudere una bottiglia di vino, e il più delle volte tutto funzionava anche bene. Ma questo – scrive – “fino al tappo a vite”. E aggiunge: “Ho avuto i miei dubbi, quando questo po’ di metallo vagamente aderente alla bottiglia è arrivato sulle scene. La sua estetica può certamente essere migliorata; anche la sua efficacia, forse. Fin qui ci siamo. Ma è meravigliosamente comodo. Incomparabilmente meglio (scusatemi, sommelier) che il suo venerabile predecessore. I neozelandesi ci hanno visto assolutamente giusto. Sono un po’ irritato, ora, quando è il momento di aprire una bottiglia e mi ritrovo ad aver bisogno del cavatappi. Certo, me l’aspetto con quei vini che appartengono alla categoria dei beni di lusso. Ma un giorno anche questi produttori cambieranno le loro mentalità”.
Insomma, basta con la tirannia del cavatappi, verrebbe da dire, seguendo il ragionamento di Hugh Johnson. Io, nel mio piccolo, lo dico da un bel po’ di tempo. Non sopporto di perdere tempo con l’assurdo e macchinoso rito della stappatura. Non sopporto di dover avere sempre con me un cavatappi se voglio bere del vino. Non sopporto la variabilità delle bottiglie inevitabilmente indotta dal sughero. Non sopporto l’aver buttato dei soldi per delle bottiglie fallate per via della tappatura. Il tappo a vite è così comodo! E così sicuro!
Avete letto quel che dice Hugh Johnson? E cioè che prima o poi se ne accorgeranno anche i produttori dei vini più costosi? Credo che avverrà più prima che dopo. Lo spero, almeno. Finché lo spero io, poco conta. Se lo dice Hugh Johnson, però, conta parecchio, credetemi.

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