Gradis’ciutta e i vini di ponca, di pioggia e di vento

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Il Collio è a mezza strada tra il mare e la montagna. Ci piove parecchio, e spesso c’è vento. Ha suoli fatti di ponca, che a sua volta è fatta di marne e arenarie stratificate, ossia argille e sabbie compattate fino a diventare roccia. Le arenarie drenano l’acqua, le marne la serbano. Le radici delle vigne riescono a scavarsi la strada in profondità fino alle marne, e là trovano l’acqua anche quando fa siccità. Tutti elementi che hanno impatto sul carattere dei vini che nascono da quelle parti.

“Il Collio è un territorio di cui sono molto orgoglioso”, dice Robert Princic, che fa vino nell’azienda di famiglia, che va sotto il nome di Gradis’ciutta. Ci fa vino da subito dopo aver preso il diploma da enologo. Subito dopo significa poche ore dopo, perché “il giorno che ho finito enologia – racconta -, ho chiamato casa. ‘Papà, ho finito’, ho detto. Mio padre non mi ha nemmeno chiesto com’era andata. ‘Vieni a casa che c’è da lavorare’, mi ha detto”. Papà Zorko e la moglie Ivanka erano stati loro a orientare al vino la campagna, anche se lui lavorava in fabbrica per tirare avanti. Di giorno in fabbrica, la sera nei campi, la mattina presto a vendere il vino. Così funzionava.

Il racconto del Collio l’ha tracciato Robert Princic durante una di quelle degustazioni che oggi si usano fare a distanza, via web, ma con i vini arrivati a casa per tempo. E ha detto anche di come il padre abbia subito fatto un passo indietro di fronte al figlio diplomato, e lui, Robert, aveva solo vent’anni. Scelte coraggiose.

Nel 1997 Robert Princic fece il primo imbottigliamento. Allora avevano dieci ettari di terra. Tutto quello che guadagnavano lo investivano in altra terra. Ora gli ettari di Gradis’ciutta sono quaranta, suddivisi in tanti fazzoletti di terra sparsi in giro per il Collio, novanta particelle che misurano dai duemila metri ai cinque ettari l’una, i più lontani sono a quindici chilometri l’uno dall’altro. Coltivati secondo le pratiche biologiche, anche se fare bio con tutta la pioggia che viene giù da quelle parti non è mica facile, e questo ci fa restare nel tema del coraggio delle scelte.

Ho avuto occasione di assaggiare sette vini di Gradis’ciutta, tutti bianchi. Tutti del 2019, tranne la “nuova” riserva, che è del 2016. Ne scrivo qui sotto in ordine di assaggio.

Collio Pinot Grigio 2019. Ha leggeri riflessi ramati che intersecano la livrea gialla, ma la macerazione non c’entra. “Semplicemente, lo facciamo con uve molto mature” dice Princic. Sa di pera, di pera cotta nel forno e ingentilita dalla vaniglia. Poi, tracce di melone e di scorza di cedro. Ha polpa e freschezza. (88/100)

Collio Friulano 2019. Il naso è tipicissimo, con quell’invitante mandorla che affiora d’immediato. Poi, ecco che incominciano a farsi avanti a spallate i fiori d’acacia, inebrianti fino a far girare la testa, e c’è anche cenno, un guizzo appena di miele d’acacia. Anche qui si è cercata la piena maturità del frutto e si sente. (85/100)

Collio Chardonnay 2019. Oh, che curiosa questa mentuccia che rinfresca il sorso passo passo. Sapido e a tratti perfino sulfureo, offre memorie dei lieviti – da sur lie, verrebbe quasi da dire, oppure da pane di grano duro fatto col lievito madre. Propone insomma un’interpretazione singolare della varietà. (86/100)

Collio Malvasia 2019. Mi si permetta di affermarlo, questa è una grande interpretazione della malvasia istriana. Agrumi e poi anche canditi di scorze di agrumi, di cedro soprattutto, e c’è anche un cenno di papaya, candita anch’essa. Vene di mentuccia e di origano. E una dinamicità avvincente. Vino davvero notevole. (92/100)

Collio Sauvignon 2019. Ecco, questa è una terza via alla varietà, lontana intendo da quelle della Loira e della Nuova Zelanda, con una personalità spiccata e un nervo saldo. Menta ce n’è tanta, sembra di camminarci in mezzo. La pesca nettarina, il peperone giallo, lo zenzero che fa piccante il vino. Bel vino. (93/100)

Collio Riserva 2016. Blend di friulano, malvasia e ribolla. “Rappresenta in Nord Est o quanto meno il Collio friulano”, dice Robert Princic. Unico bianco vinificato in botte, cerca, per ammissione del produttore, “ricchezza, equilibrio, potenza”, e li ha nel frutto, ma legno e alcol mi pare tirino un po’ il freno. (82/100)


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