E gli enotecari italiani scoprirono il rosé (evviva!)

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“Crediamo molto nei rosè, è un prodotto che va ancora coltivato”. Lo dice Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, associazione fra enoteche italiane, in un’inchiesta di Wine News sull’andamento delle vendite estive del vino. “Solo da qualche anno – aggiunge Terraneo, parlando di rosato – si è capito il valore e la diversità che ha questo vino, e stiamo cominciando a far capire che è un universo molto vario”.

Bene, era ora che gli enotecari (e tramite loro anche i bevitori) si accorgessero del valore dei rosé. Purtroppo, però, è vero che si sta appena “cominciando”, per usare il verbo adoperato del presidente di Vinarius.

La mia personale impressione è che non ci si creda ancora abbastanza, e non mi riferisco a Vinarius, ma alla distribuzione e alla ristorazione in generale. Certamente, a mio avviso non aiuta la gran confusione dal lato della produzione, con una serie crescente di cantinieri di tutt’Italia che si stanno improvvisando rosatisti. Non ci si inventa produttori di rosé dalla sera alla mattina, l’improvvisazione è sempre deteriore. Perché il rosato non è un “sottoprodotto” modaiolo. Guai se passasse quest’idea.

Bene poi anche la sottolineatura di Wine News, che commenta così: “Si stanno quindi rompendo dei tabù, come quello che vede il rosato come un vino da donne”. Che lo dica il portale italiano che macina più clic in rete è un buon segno. Da rosatista convinto incrocio le dita.


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2 comments

  1. Andrea Terraneo Rispondi

    Sig. Peretti,
    La ringrazio per aver dato seguito al pensiero che ho esposto sui vini rosati nel mondo delle enoteche vinarius, associazione che presiedo.
    Ha colto nel segno quando afferma che ci sia confusione in questa tipologia, confusione alimentata da tendenze di moda che noi enotecari Vinarius cerchiamo di spiegare al consumatore finale parlandoci e indirizzandolo sui rosati di qualità espressione di un territorio, perchè non è detto che si debba (o si possa) per forza fare rosato in tutte le regioni italiane.
    Già un altra tipologia vino (novello) per seguire la moda si è snaturato ed è finito in un angolo, certo i numeri del rosato sono diversi , ma il pericolo di rincorrere mode, tonalità di colore, prezzi a discapito di qualità e territorialità c’è e va ben ponderato da tutti gli attori della filiera.

    andrea terraneo – presidente Vinarius associazione enoteche italiane.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Sono io a ringraziarla. La pensiamo esattamente allo stesso modo, anche relativamente al novello. Il mio timore è proprio questo, ossia che si ripeta il caso del novello. Noi italiani siamo bravissimi nel bruciare le nostre chance.