Gli americani il rosé lo comprano da chi lo beve

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Inutile che ci giriamo tanto intorno, il motivo per cui in America hanno sfondato i rosé francesi, ma non i vini rosa italiani, è molto semplice: da noi il vino rosa non si beve o si beve molto poco, mentre in Francia lo si beve tantissimo, e dunque loro, gli americani, stanno con chi al rosé ci crede e lo beve. “The French drink rosé, but in Italy they don’t”, è questa qui la risposta che Tara Empson, giovane amministratrice delegata della Empson Usa, società che importa “fine wine” italiani negli States, si è sentita dire dai buyer delle maggiori catene di ristorazione statunitensi quando ha chiesto loro come mai non mettessero in lista dei vini rosa italiani accanto ai rosé francesi o ne avessero pochissimi. C’è da capirli, quei buyer: se gli italiani non credono ai loro vini rosa, perché mai dovrebbero crederci loro?

Tara Empson la domanda l’ha fatta per preparare l’intervento che ha tenuto in uno dei seminari di wine2wine, il forum veronese del vino. Eravamo sul palco, insieme, lei, Robert Camuto di Wine Spectator (che ha organizzato la sessione) ed io. Ha aggiunto, Tara, che molti operatori americani sostengono che si fidano più a comprare rosé francesi rispetto ai vini rosa italiani perché secondo loro per i francesi il rosé è un’idea di marketing molto precisa, mentre per gli italiani rappresenta solo un complemento di gamma. Hanno ragione, porca miseria, e in Italia tanti produttori si stanno impegnando a fondo per rafforzarla quest’opinione, perché in tanti (in troppi) si sono messi a fare una linea rosa, anche dove non c’è tradizione, anche dove non ci sono né le uve, né i suoli, né il clima adatti. Così come a suo tempo si misero a fare novello quando andava il novello. Così come si misero a usare la barrique quando si vendevano i vini che sapevano di vaniglia. Così come si sono messi a fare spumanti appena è partito il mercato delle bollicine. Ecco, come quasi sempre gli avversari dell’Italia siamo noi italiani.

Dunque, se il vino rosa italiano vuole davvero cercare di sfondare fuori dall’Italia non c’è che una soluzione: essere profeti in patria, aumentare le quote di consumo del vino rosa in Italia. Facile a dirsi, poco a farsi, perché occorre cambiare mentalità, prima di tutto. Ma qualcosa sta davvero finalmente cambiando. Con pazienza.


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2 comments

  1. Lanegano Rispondi

    Ho assaggiato un Bardolino Chiaretto 2017 di Villa Calicantus (produzione in biodinamica) per me sensazionale. Lo consiglio vivamente: ne ho comprate subito altre tre bottiglie perchè secondo me è buonissimo ora ma ha margini di evoluzione molto interessanti.
    Lo consiglio a tutti gli appassionati di vini rosa ‘non convenzionali’.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Da provare il 2014: il mio preferito.