Gioi metodo classico rosè 2014 dal Cilento

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È da pochi giorni scomparso Gillo Dorfles, il raffinato critico d’arte e artista a sua volta di grande spessore e sensibilità. Automaticamente il triste annuncio mi ha riportato alla mente questo assaggio sul quale ho lungamente riflettuto. Nel senso che mi ha molto sorpreso che qualcuno abbia potuto realizzare un rosato metodo classico di tale finezza dal rude aglianico. Si tratta dell’azienda agricola San Salvatore e del suo genius loci Peppino Pagano che da tempi piuttosto recenti produce vino sulle colline tra le antiche terre di Paestum, Stio e Giungano, tanto amate dai romani.

Proprio in visita ai vigneti di Peppino, Gillo Dorfles si decise a disegnare il logo aziendale che con un geniale tratto artistico raffigura un bufalo, simbolo del Cilento dove rinomata è la tradizionale produzione di mozzarella da latte di bufala.

Peppino è un po’ “megalomane” e molto legato al suo territorio, ciò che produce in questa terra baciata dalla fortuna deve esprimersi ai massimi termini, secondo il suo pensiero. Tra le sue terre alleva bufale e produce anche un ottimo olio extravergine di oliva. Non so quanto gli piacerà quanto sto per scrivere, ma tra i suoi vini quello che mi ha particolarmente colpito è il metodo classico rosè Joi, dai toni rosati molto tenui, richiama lo stile provenzale, raffinato sia la naso che al sorso. Anche il rosato fermo Vetere mi è piaciuto molto. Ritengo i suoi rosati tra le migliori espressioni italiane.

Ritornando a Gioi metodo classico rosè 2014, sboccatura 2017, esprime eleganza e un carattere molto personale, delicato sia nel colore che nei profumi che ricordano le roselline selvatiche, fragoline e ribes, richiama tratti di gesso, si fa apprezzare ancor di più all’assaggio, sottile, salino, delicato nel perlage e nell’andamento agile e sinuoso, vivace nella freschezza ben contenuta e mai invadente.

Difficilmente un rosato italiano mi colpisce così tanto, e quel “megalomane” di Peppino Pagano ci è riuscito in pieno.


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