Francesco Sobrero new generation

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Con piacere, anche quest’anno mi sono unita all’allegra brigata degli IGP, in sostituzione del direttore Angelo Peretti, per il consueto giro novembrino nelle Langhe.

Oltre ad assaggiare un considerevole numero di Barbaresco e Barolo – più di duecento in tutto questa volta – come di consueto abbiamo fatto visita ad alcune aziende.

Arriviamo a Castiglione Falletto, in via Pugnane, dove ha sede l’azienda Francesco Sobrero e ad accoglierci c’è Flavio – classe 1982 – che subito, dalla terrazza, ci fa posare lo sguardo sul meraviglioso cru Villero. Dopo settimane e settimane di siccità s’è scatenata finalmente una pioggia sottile e insistente. Il Villero, anche senza sole, rispende di gialli, di ocra e di rossi e pare un dipinto orientale: nebbiolina e colori riempiono il cuore!

I Sobrero sono una famiglia storica a Castiglione: tutto nasce dal nonno Francesco che nel 1940 mette in piedi l’azienda agricola, partendo da quel Ciabot Tanasio (il capanno degli attrezzi) dove ancora oggi insiste una parte della cantina. A dargli una mano arrivano poi i figli Settimo e Pier Franco e nel 1964 esce la prima etichetta di Barolo.

Se noi che, durante la mattinata, abbiamo degustato Barolo a manetta ci chiamiamo Giovani Promettenti, possiamo senz’altro definire più che promettenti i giovani che rappresentano la terza generazione – e in qualche caso anche la quarta – e guidano oggi aziende storiche, portando in dote gli studi e una bella dose di passione.

È questo il caso di Flavio, che entra in azienda all’inizio degli anni Duemila, dopo aver frequentato la scuola enologica di Alba e oggi, nella gestione aziendale, è affiancato dalle sorelle Francesca e Federica.

Le idee sono chiarissime: produrre vini dal timbro pulito, originale, che raccontino la tradizione. Fermentazione e affinamento in acciaio solamente per il Dolcetto e lo Chardonnay; fermentazioni in acciaio e uso di legni grandi per l’affinamento degli altri vini rossi (ma ultimamente anche del cemento per alcuni passaggi). Nessuna barrique.

I vini sono prodotti da 16 ettari di vigneti – tra proprietà ed affitto – di cui 13 si trovano a Castiglione Falletto e 3 nel terre del Moscato, a Canelli.  I cru ziendali sono Villero, Parussi, Valentino, Piantà, Rocche e Pernanno; dalla sommità di quest’ultimo proviene l’omonimo Barolo riserva. Nei prossimi anni saremo curiosi di seguire questa giovane azienda di Langa che proporrà tre nuove etichette di Barolo, dai cru Parussi, Villero e Rocche. Per questi, le fermentazioni sono svolte per 40 – 50 gg in tini tronco conici da 50 ettolitri con cappello sommerso.

M’è piaciuta la new generation dei Sobrero e credo che ne sentiremo parlare molto, in futuro.  Oltre a gestire la cantina, da qualche anno i tre giovani gestiscono anche una struttura di ospitalità, il B&B Casa Sobrero, da cui si gode una piacevolissima vista sulle colline.

La degustazione

Langhe Bianco VII 2016

È un bianco fermentato e affinato in acciaio, a base di chardonnay, da vigne di Castiglione piantate nel 1980. Sorprende il palato per il profilo affilato dalle note agrumate di erba limoncella e fiori, senza mostrare troppo i tratti burrosi che ti aspetteresti dalla declinazione di questa varietà. La beva è molto polposa e fresca. Il curioso nome VII (in numeri romani) nasconde la dedica dei figli al padre Settimo Sobrero.

Dolcetto d’Alba Selectio 2016

Anche questo vino è fermentato e affinato in acciaio: le note fruttate, nitide e fresche, sono arricchite da note balsamiche e si ritrovano concentrate in un sorso saporito, pieno e con un accenno rustico che lo rende goloso e adattissimo alla tavola.

Barbera d’Alba Selectio 2015

Tre settimane di macerazione in acciaio e affinamento di un anno in legno grande danno un vino dalla trama sottile e grintosa, con note floreali e delicatamente speziate.  Sorso saporito, sostenuto da una vivace acidità, che chiude in un finale molto sapido.

Langhe Nebbiolo 2015

Tre settimane di fermentazione in acciaio e un anno di legno grande per questo Nebbiolo che proviene dalle posizioni più fresche di Castiglione – a nord est e nord ovest – È un vino che potremmo definire emblematico dello stile che il giovane Flavio Sobrero imprime ai vini: estrema pulizia dei profumi, trama sottile insieme delicatamente rustica, per una beva che risulta scorrevolissima e mai troppo levigata o rotonda. All’olfatto prevalgono fiori e un bell’accenno pepato: li ritroviamo anche al palato in un sorso sapido e persistente. Davvero notevole.

Barolo Ciabot Tanasio 2013

Si tratta di un blend ottenuto da tre cru aziendali a Castiglione Falletto: Valentno, Piantà e Pernanno (in quest’ultimo dalla parcella delle vigne più giovani). Dopo 35 giorni di macerazione in acciaio, il vino affina per 30 mesi in legni grandi (25 e 45 hl).

Il naso è scuro e intenso, con note di fiori secchi, ribes, liquirizia e spezie; il palato è ben disteso, con tannino in rilevo, saporito e leggermente pepato.

Un plauso anche alle etichette, essenziali e pulite, con le scritte centrate e disposte in modo da richiamare il profilo stilizzato di una botte. Le ha disegnate Bob Noto, il grande fotografo gourmet, da poco scomparso.


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