Franca e i suoi frizzanti da merenda

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Il campanile della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, a Breganze, nel Vicentino, ha la punta lunga, aguzza e scura. Sembra un’enorme matita appena uscita dal temperino di un gigante. Oppure la mastodontica freccia di una bussola, che indica la direzione. A me è sembrato indicare la direzione per salire alla via Brogliati Contro, intitolata a una casata locale.

Al numero 53 si apre il cancello dell’azienda agricola di Firmino Miotti, patriarca del vino vicentino, ottantadue anni, sessanta vendemmie imbottigliate, un numero indefinito di bottiglie stappate insieme a una moltitudine di poeti, scrittori, pittori, fotografi, attori, musicisti. Casa e cantina erano sempre aperti per gli ospiti dotati di spirito artistico. La sua prima figlia, Maria Cleofe, che in famiglia chiamano Ette, è diventata un’artista anche lei. Musicista, ha suonato anche con Claudio Scimone, il padre dei Solisti Veneti che abbiamo perso da poco. La seconda figlia, Franca, si era laureata in Scienze politiche quando nel 2000 papà Firmino s’è fatto male e lei allora ha preso in mano la cantina. Mica poteva farlo Ebe, del resto, che è nata astemia.

Franca non si è poi fermata all’esperienza cantiniera. Non è da lei fermarsi alla superficie, vuole andare in profondità in tutte le cose che intraprende, così ha studiato enologia a Bordeaux e a Conegliano. Donna tosta. Tanto tosta che in cantina fa quel che vuole lei, e sperimenta, là dentro, fra i tini e le vasche.

S’è buttata anche sui rifermentati in bottiglia, e sull’autoctonia, con le uve di vespaiola, pedevenda e marzemina bianca, e col gruajo. Chi mi legge più di frequente sa che i sur lie non sono il mio ambito di preferenza, perché spesso li trovi “sporcati” da un finale amaro, ma non è questo il caso dei rifermentati di Franca Miotti. Anzi, sono di straordinaria pulizia aromatica. Complimenti a Franca.

Pedevendo Firmino Miotti
L’uva, rara assai, è la pedevenda. Sa di frutti antichi, quelli che raccogli nel bosco, le nespole selvatiche, il sorbo. Tutto frutto e bollicina minuta e carezzevole. Franca lo dipinge come “immancabile dopo una giornata di lavoro”. L’ho gustato con pane caldo e salame, ed è stato gratificante. (86/100)

Sampagna Firmino Miotti
L’uva è la marzemina bianca, che da queste parti era quella che chiamavano sampagna, e nel Veneto c’era sempre un’uva che chiamavano sampagna perché era perfetta per farle prendere la spuma. Mi verrebbe da dire che è un vino crudo, nel senso che è affilatissimo e tenace, per appassionati. (85/100)

Strada Riela Firmino Miotti
Stavolta l’uva è la vespaiola, ed è quella che viene da una particella di vigneto chiamata Riela. Sul frutto tra il farinoso e il croccante (a me ha ricordato la renetta a prima maturazione) si innestano l’acidità citrina degli agrumi e un che di crosta di pane caldo appena tolto dal forno. (88/100)

Fondo 53 Firmino Miotti
Se in genere sono prevenuto sui frizzanti, figuratevi quando sono rosa, visto che per me il vino rosa è fermo. Eppure questo Fondo 53 mi è piaciuto. Cuvée di pedevenda, marzemina bianca e vespaiola con la selvaggia fruttuosità rossa del gruajo. Lampone e pompelmo. Irresistibile. (90/100)

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2 comments

  1. Nic Marsél Rispondi

    E’ da un po’ che non li bevo, però riprendendo gli appunti ho trovato perfetta corrispondenza nelle preferenze, con il Sampagna (nome molto evocativo per un rifermentato in bottiglia) leggermente inferiore agli altri due bianchi. Il fatto è che questi vini, suppure “semplici”, andrebbero consumati dopo qualche anno sui lieviti. A cinque anni esatti dalla vendemmia ho stappato un Vigna Riela 2011 che è riuscito a strapparmi un sorrisone di goduria. Non sapevo del rosè, peccato perchè alla Fivi avrei potuto approfittarne. Sul finale dei frizzanti rifermentati in bottiglia hai ragione anche se ciò che per alcuni è “amaro” in senso negativo, per altri puo’ essere soltanto “amaricante” o “tonico”. Basti pensare alla deriva di certe produzioni brassicole odierne che si contendono primati a colpi di ibu.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie per la testimonianza e per la conferma, Nic. Per i riferimentati, ritengo anch’io che diano il meglio di sé attendendoli fra i tre e i cinque anni almeno, e dunque non mi stupisce l’esito del Vigna Riela 2011, anzi, è un’ulteriore conferma anche questa. Sull’amaro, crederò che sia un pregio in un vino quando assaggerò un’uva matura amara.