Finalmente un grande London Dry Gin italiano

naturae_fructetum_500

Da qualche anno il gin va forte. Per chi, come me, ha sempre considerato il gin come il più affascinante tra i distillati – non me ne voglia chi preferisce il whisky, il cognac, la grappa, il rum, eccetera – questa è apparentemente una buona notizia. In effetti, da un certo punto di vista, lo è, perché ha ampliato l’offerta, e dunque c’è maggiore scelta. L’altro lato della medaglia, tuttavia, è che una platea molto più ampia significa anche una possibilità molto maggiore di imbattersi in gin mediocri, soprattutto quando vengono prodotti in aree che non abbiano una tradizione radicata nel settore. Come l’Italia.

In effetti, i gin italiani che mi siano piaciuti non sono moltissimi e ancora meno sono quelli che hanno la possibilità di competere, qualitativamente, a livello internazionale. Soprattutto, quasi mai ho trovato, da noi, quella finezza, quell’eleganza, quell’armonia che caratterizza i migliori London Dry, che è poi la tipologia di gin che, da sempre, preferisco. Così, quand’ho letto un comunicato che annunciava la premiazione del Best Italian London Dry Gin ai World Gin Awards, promossi da TheDrinksReport.com, il primo impulso è stato di scetticismo. Tuttavia, mi sono fatto prendere dalla curiosità e ho voluto provare questo bendetto gin. E benedetta sia la decisione che ho preso, perché questo London Dry fatto in Italia è davvero, davvero buono, ed è, ora, parecchio in alto nelle mie preferenze in materia di London Dry, e non solo di London Dry fatti in Italia.

Il gin in questione si chiama Fructetum, è proposto da Naturæ Gin, una startup varesina ideata solo a giugno 2021 da Diego Sgarbossa, tecnico dei servizi della ristorazione, e Carlo De Filippo, perito agrario, sviluppa il 43% di alcol ed è un tuffo nei profumi mediterranei. Nel senso che ci ho rinvenuto una fittissima e finissima presenza di agrumi – il mandarino, l’arancia bionda, il limone e perfino un che di bergamotto amaricante – su una delicata base balsamico-officinale nella quale il ginepro è quasi acquarellato e si fonde con una sottile memoria resinosa rinfrescante, di pino marittimo. Insomma, è Italia, e possiede tuttavia lo stile essenziale e pulito dei migliori London Dry, per cui va bene per chi lo voglia miscelare, ma è perfetto per chi, come me, il gin lo preferisce liscio, e alla temperatura ambiente.

Leggo che le botaniche impiegate sono di origine italiana. Vedendone la serie, mi compiaccio di averci preso, perché si citano ginepro, bergamotto, scorza d’arancia, rosa canina, semi di coriandolo, mela e pepe cubebe. Apprendo inoltre che lo staff di Naturæ Gin è attento ai temi ambientali, e dunque le bottiglie sono in vetro pcr, acronimo brutto come quasi tutti gli acronimi, che sta per post-consumer recycled, ossia “riciclato”, mentre la confezione è priva di plastica. Inoltre, si dichiara che una parte dei ricavati delle vendite (non so quanto, tuttavia) viene devoluta a Treedom, una piattaforma che permette di piantare alberi a distanza e seguirne la crescita, consentendo al brand di essere carbon negative. Bene. Ma quel che più conta, per me, è che questo Fructetum è veramente buono. Che poi sia anche sostenibile, questo è un plus non disprezzabile.

Fructetum London Dry Gin Naturæ Gin
(93/100)

In questo articolo