Finalmente! I rosé invecchiati in un tre stelle Michelin

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Ecco, per un rosatista come me, questa è una notizia di quelle che possono far venire gli occhi lucidi per l’emozione, sissignori. Franck Perroud, il sommelier del ristorante La Vague d’Or, tre stelle Michelin (tre!) a Saint-Tropez, propone i rosé invecchiati in abbinamento con alcuni piatti dello chef Arnaud Donckele. Attenzione, per invecchiati intendo rosé “di cinque, sei e perfino dieci anni”, come spiega alla Revue du Vin de France.

“La gente – dice – è molto sorpresa e assai reticente all’inizio. Ma quando glieli faccio assaggiare, scoprono qualche cosa che non conoscevano assolutamente e in genere finiscono col prendere una seconda bottiglia”.

“Prima, la gente beveva il rosé dell’ultima annata, o con parecchio ghiaccio a bordo piscina. Ora posso proporne di cinque, sei e perfino dieci anni di età”, aggiunge.

Poi, spiega che si tratta di vini che possono dare un plus di complessità nell’abbinamento gastronomico e che un grande rosé è un vino impegnativo per il produttore. Parole sante.

Certo, non è stato facile neanche là in Francia, in Provenza, affermare il rosé. Perroud ricorda che durante la sua formazione alla scuola alberghiera di Nizza, negli anni Novanta, il rosé non veniva neppure citato nelle lezioni. Adesso, insieme allo chef Arnaud Donckele, ha selezionato addirittura una sessantina di rosé per la carta del ristorante La Vague d’Or. Una sessantina di rosé, in un tre stelle Michelin. Favoloso.

A proposito, qui in Italia, bene che veda, di rosé nelle carte dei ristoranti ne trovate quattro o cinque, magari qualcheduno di più nelle liste dei locali più coraggiosi. Bene che vada, ripeto. Sennò è difficile vederne anche solo uno.


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