Il Festival di Sanremo e la critica del vino

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Al Festival di Sanremo ha vinto Francesco Gabbani con Occidentali’s Karma e la cosa dovrebbe far riflettere chi scrive di vino. Di vino, certo, altroché.
Vedete, io penso che una canzone debba far sognare, riflettere o divertire. Se si guardasse al fatto artistico, avrebbe dovuto vincere Fiorella Mannoia. Ma la canzone di Gabbani è divertente e lui è stato giocoso. Perché non avrebbe dovuto vincere?
Tuttavia, mi domando come mai quando si tratta di vino debbano sempre e solo dominare i vini della serietà, lasciando senza speranza i vini del divertimento e della giocosità. Perché non si dovrebbe veder vincere un Lambrusco, un Prosecco, un Chiaretto, un Moscato?
Eccoli, sono questi i miei vini del divertimento, che bevo senza pensarci su e mi appagano e rinfrescano e rallegrano e ingolosiscono.
Il Lambrusco, Sorbara quand’è chiarissimo, il Mantovano quand’è scurissimo.
Il Prosecco quand’è zuccheroso quel che serve e in più ha l’acidità che gli serve.
Il “mio” Bardolino Chiaretto quand’è tale che il rosa sfuma delicato nel bianco.
Il Moscato d’Asti quand’è somigliante a una macedonia di pesche e mandarini.
Eccoli qui i miei vini della gioia, dell’allegria, del divertimento. Perché mai dovrebbero essere inferiori ai vini del sogno e della riflessione? Perché il divertimento della canzone di Francesco Gabbani non dovrebbe valere almeno quanto la cesellatura della canzone di Fiorella Mannoia?
Eppure nella musica è possibile, nel vino no.
Ci prendiamo troppo sul serio, noi del vino. Se poi c’è qualcuno che pensa che divertirsi sia roba leggerina, dia un’occhiata alla serietà con cui giocano i bambini, per favore. Si impara anche, e forse soprattutto, divertendosi.


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