Eppure sono in gamba, questi influencer

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Ho avuto occasione di trascorrere un paio di giorni con una decina di giovani influencer del vino. Tutti operativi su Instagram, oltre che su altri social.

Sono stati due giorni molto istruttivi. Una cosa, soprattutto, credo di aver capito, osservandoli, e cioè che non si possono fare confronti con chi scrive di vino in maniera “tradizionale”, sulla carta stampata o sul web, semplicemente perché il confronto è impossibile. Anzi, è insensato.

Sui social si parla una lingua diversa, a un pubblico diverso, con modalità diverse. Per farlo, si deve possedere il linguaggio dei social, che non è né automatico possedere, né facile. Serve preparazione, serve serietà, serve professionalità, è necessario non lasciare nulla al caso, pensando in contemporanea a una serie complessa di variabili. Non badateci alla “spontaneità” con cui gli influencer comunicano sui social, c’è studio dietro a quell’apparenza.

Poi, sui social niente pregiudizi, niente condizionamenti nel comunicare il vino. Le regole “solite” sono abolite, perché chi frequenta i social (e sono le persone cui gl’influencer si rivolgono) ne è del tutto disinteressato. Non credo che un giornalista del vino possa mirare ad essere anche un influencer sui social, perché dovrebbe trattarsi di un funambolo della comunicazione, uno che sa parlare indifferentemente linguaggi così dissimili da sembrare antitetici, che sa colloquiare con gente che si esprime con idiomi e simboli sideralmente lontani.

Se qualcuno si ostina a pensare che questi ragazzi abbiano vita liscia o magari che usino “facili” scorciatoie, be’, sbaglia di grosso. Io ho trovato in loro un’esperienza considerevole e consistente, costruita con minuzioso impegno. Sì, la loro è una specializzazione. Differente di molto dalla mia, che uso la parola scritta. Così come ho trovato, tra di loro, reciproco rispetto.

Sì, penso siano loro che possono incuriosire chi non ha il vino nelle proprie prime scelte. Rompendo le barriere. Quelle che il mondo del vino ha troppo spesso costruito attorno a sé.


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3 comments

  1. Alessandra Rispondi

    Conosco questo mondo e so quanto impegno e professionalità ci sia dietro a questo lavoro (se affrontato seriamente) Molti ne parlano troppo senza sapere nulla ma fa parte del gioco…ciò che è nuovo spaventa!!
    Grazie

  2. Alessandro Rispondi

    Grazie per questo interessante articolo.

  3. stefano tesi Rispondi

    Caro Angelo, io credo che il punto sia, banalmente, un altro.
    Ovvio che ovunque ci sia un business, cioè un sistema complesso in cui convergono molti interessi, ci siano una quota di professionalità e un’altra di ciarlataneria. Avviene così anche nel mondo dell’informazione.
    Gli influencer sono oggi componenti importanti della filiera che, con stucchevole eufemismo, chiamamo comunicazione e che, nei crudi sebbene più che leciti fatti, consiste nella pubblicità. Un pilastro dell’economia di ogni settore.
    Scopo della pubblicità è “influenzare” il consumatore, cioè orentarne le scelte e, prima ancora, farlo diventare un consumatore. Questa la funzione degli influencer e della professione che essi esercitano.
    Nulla a che spartire, però, con l’informazione.
    Infatti, come giustamente scrivi, il contronto, più che impossibile, è insensato.