Enoteca della Valpolicella, quando ritrovi la via di casa

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Non ci andavo da tanto tempo. Anzi, dovrei scrivere che non ci andavo da “troppo” tempo. Ora che ho ritrovato la strada conterei di farci qualche capatina più assidua. Me lo auguro. Perché all’Enoteca della Valpolicella mi sono ritrovato a casa mia. In uno di quei luoghi, intendo, nei quali sto bene, dove mi riconcilio con me stesso e con il piacere di stare seduto a una tavola.

L’Enoteca è a Fumane, borgo della Valpolicella, ovviamente. Vecchio cascinale, torretta laterale. Al pian terreno la cantina, fornitissima, e quanto sia ricca soprattutto delle produzioni valpolicellesi lo si capisce sfogliando l’intelligente, accurata carta dei vini. Di sopra due sale, con le travi al soffitto che regalano un senso di calore antico. Ada Riolfi e Carlotta Marchesini e il loro staff fanno un gran lavoro qui. Un lavoro di costante attenzione al territorio e alle stagioni. Che è l’essenza, per me, della trattoria autentica, dell’osteria che accoglie e rasserena.

Ora è il momento di dare un’idea della cucina. Tra gli antipasti ho trovato la ricotta della collina veronese con la mostarda di mele (home made, ovviamente, come tutto qui), la soppressa veronese con la giardiniera di verdure e la polenta e poi una meravigliosa tartare di scottona della Lessinia con la salsa bernese (ah, da quanto non la mangiavo). Poi le tagliatelle tirate a mano con il ragù “di casa” o “di cortile” e i ravioli ripieni con il buonenrico, erba montanara. Tra i secondi il classicissimo stracotto di manzo all’Amarone servito con la polenta calda, il galletto arrosto con la salsa di ciliegie valpolicellesi e il petto d’anatra con la salsa di miele e Recioto. Se resta uno spazietto, consiglio la fregolona, biscotteria di Valpolicella, che “chiama” un calice di Recioto.

Ha la chiocciola di Osterie d’Italia di Slow Food. Ci mancherebbe che non ce l’avesse. Ci vorrebbe di più. ci vorrebbe una specie di Nobel della territorialità.

Enoteca della Valpolicella – Via Osan, 45 – Fumane (Verona) – tel. 045 6839146


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6 comments

  1. Fra Rispondi

    E come non citare il tiramisù!

  2. Piera Rispondi

    Tutto vero, una cucina straordinaria da tre stelle!

  3. Jean Husten Rispondi

    Nice review Angelo! I give it 5 stars out of 5!

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Thank you, Jean!

  4. luigi Rispondi

    ma si scrive ” soppressa” o ” sopressa”?

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Questione dibattuta. Nel Vicentino hanno scelto di registrare il loro salume a denominazione “sopressa” con una p e due esse. Tuttavia, il parlare veneto non ha le doppie, quindi si dovrebbe scrivere soprèsa. Se vogliamo italianizzare il nome, a mio avviso dobbiamo usare entrambe le doppie: soppressa. Una consonante doppia e una no la trovo una via di mezzo che non apprezzo.