Elisa e il tappo a vite

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Chi mi legge, sa che sono un fan del tappo a vite. Per il vino, intendo. Lo ritengo perfetto, e mica solo per i vini da bere giovani. In Italia quest’idea fatica a farsi largo. È una pena. Però ogni tanto vedo nuovi produttori che passano alla capsula a vite, e ne sono contento. Per esempio, è passata ora allo screwcap l’azienda agricola Marta Valpiani, in Romagna, e la spiegazione della scelta l’ha data con un dettagliato post Elisa Mazzavillani sul blog aziendale. “I motivi che ci hanno spinto nel 2016 a compiere il primo passo per il tappo a vite sono innumerevoli e ve li spieghiamo qui”, dice.
Bene, cerco di riassumerli, quei motivi, invitando alla lettura completa del post chi desideri maggiori dettagli.
Primo motivo: meno solforosa. “Le bottiglie chiuse con la vite necessitano di minor solforosa all’imbottigliamento che si attesta al 30-40% in meno rispetto a se si utilizzasse del sughero”, informa Elisa. E sono d’accordo.
Secondo motivo, ed è quello che per me conta di più: niente più deviazioni. Elisa scrive così: “Niente più capodanni rovinati irreparabilmente a causa di quel fetente tappo che ti ha contaminato quel vino che gelosamente custodivate. Niente più TCA. Niente più deviazioni da geosmina o da pirazine. Niente più variabilità tra bottiglia e bottiglia (evitate magari la prova termosifone). Niente più ossidazioni. Niente più colature”. Ecco, sì, è questo il vero motivo per cui prediligo il tappo a vite rispetto a qualunque altra chiusura.
Terza motivazione che si legge nel blog dell’azienda agricola: comodità. È scritto: “Quante volte avete girato casa alla ricerca del cavatappi che non trovavate? Ora bastano solo le vostre mani e svitare. Quante volte vi è capitato di rompere un tappo durante la stappatura? Quante volte in caso di tappo sintetico non riuscivate più a reinserirlo per richiudere la bottiglia? Dopo la prima apertura, un tappo a vite in alluminio può essere richiuso semplicemente, evitando sprechi e limitando le ossidazioni del post stappatura”. D’accordissimo: ho fatto di recente la prova con un Chiaretto sotto tappo a vite, e la bottiglia piena a metà, richiusa, ha tenuto perfettamente per una settimana.
C’è poi una quarta motivazione nell’elenco di Elisa Mazzavillani, ed è la sostenibilità, perché “l’allumino è un minerale naturalmente abbondante” ed “è infinitamente riciclabile”. Vero, ma sull’aspetto della maggiore sostenibilità ambientale del tappo a vite rispetto ad altre chiusure ci sono pareri contrastanti.
Assolutamente da sottoscrivere è invece quel che scrive Elisa subito dopo: “Ogni vino può essere chiuso con la vite, non necessariamente solo i vini giovani”. Sarebbe ora di metterselo in testa, accidenti.

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1 comment

  1. Stefano Menti Rispondi

    Il futuro ci riporta nel passato.

    Questo post è tratto comunque da Internet Gourmet del 2011:

    https://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=5201