Eh si, Hans Terzer ha le idee chiare sul Sauvignon

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Vabbé, mi si potrà rinfacciare che mi piace vincere facile, però qualche giorno fa scrivevo di quanto abbia trovato trovato interessante i bianchi altoatesini del 2020 e adesso torno in tema dicendo del Sauvignon Sanct Valentin 2020 della Cantina di San Michele Appiano (anzi, Kellerei St. Michael – Eppan, come si legge in etichetta). D’accordo, stiamo parlando di uno dei bianchi più noti e più premiati del panorama sudtirolese e italiano in generale, però credo che sia anche un vino paradigmatico, nel senso che insegna che può esistere una quarta via del sauvignon oltre a quella della Loira, di Bordeaux e della Nuova Zelanda.

Il plus della mia bevuta (non ho resistito, non mi sono limitato ad assaggiarlo) è che nel corso del webinar organizzato dal Consorzio Vini dell’Alto Adige (il vino mi è arrivato per quest’occasione) avevo, dall’altra parte dello schermo, Hans Terzer in persona, ossia la persona che il Sanct Valentin l’ha inventato e lo fa. Così, ho potuto ascoltarlo mentre raccontava che intorno al 1984 – o forse era il 1985 – si era messo a girare tra i vigneti dei conferenti della cantina, nonostante la cosa fosse vista maluccio dai contadini, che avrebbero preferito che l’enologo della sociale se ne stesse tra le vasche a fare vino. Invece quei giri in vigna sono stati una benedizione, perché Terzer si è accorto che certe vigne, che si credevano di pinot bianco, erano invece di una varietà diversa. “L’ho assaggiata e ho capito che era un sauvignon, così ho fatto una microvinificazione e poi è partita la produzione”.

Oggi gli ettari di sauvignon della Cantina di San Michele Appiano sono trecentocinquanta, contro l’uno e mezzo di allora. “Il sauvignon – afferma Terzer – si trova molto bene soprattutto ai piedi del massiccio della massiccio della Mendola, dove c’è un fortissima escursione termica”. Il fatto è che quelle vigne le sperimentazioni continuano, perché c’è un progetto basato su una ventina di ettari di conferenti che sanno che le loro uve saranno destinate al Sanct Valentin e in cantina si è passati dal solo acciaio all’uso dei legni, che peraltro non si avvertono nel bicchiere.

A proposito del bicchiere. Il vino appare immediatamente per quel che è, ossia un bianco molto, molto, molto giovane eppure già di grande livello. Piccantissimo di zenzero (la piccantezza è, a mio avviso, una nota dominante dei bianchi sudtirolesi del 2020), propone rinfrescanti venature d’erbe aromatiche, con la mentuccia in primo piano, e tracce altrettanto fresche di fiore e di buccia di limone. Ha poi corpo, ma questo, si sa, è una prerogativa dei vini di Terzer. “Non puntiamo più sui profumi verdi, puntiamo soprattutto sulla struttura” conferma lui. Rincarando poi la dose: “In tante zone il Sauvignon è troppo acidulo e troppo magro. Io voglio mettere in bottiglia dei vini che certamente si facciano bere, ma che non fondino la loro piacevolezza solo sugli aromi”. Il che rappresenta l’identità di questo Sanct Valentin del 2020.

A proposito: il vino dichiara quattordici gradi in etichetta, e a berlo non si direbbe.

Alto Adige Sauvignon Sanct Valentin 2020 St. Michael – Eppan
(93/100)


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