Eccolo qui il Bursôn che vi stupirà

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Un’uva strana, con una storia strana. Il bursôn prende nome da Antonio Longanesi, soprannominato appunto Bursôn. Come in tutte le più belle storie, fu Longanesi a salvare letteralmente questa varietà dalla sparizione. Circa un secolo fa l’ultima vigna di bursôn era stata notata, abbandonata, dalle parti di Bagnacavallo. Nel 1999 il Consorzio Il Bagnacavallo si occupa di valorizzare questa rara varietà.

È un’uva particolare, resistente alle gelate e alla siccità, ricca di zuccheri e antociani e per questo adatta anche all’appassimento.

Ho avuto modo di provare la versione prodotta da Podere Morini, l’Augusto, un Bursôn che esce come Ravenna Rosso.

Podere Morini è una realtà dedita principalmente al sangiovese, ma che si cimenta con buoni risultati anche con il bursôn. Il piglio rustico e austero del vino si intuisce già dal colore scurissimo.

Non è un vino facile, dimenticate i tecnicismi o i vini-fruttino. Selvatico, profondo, odora di more, e poi sotto si innesta una bella florealità, accanto a note di nocciòlo di ciliegia. Ha una sua nobiltà grazie ad un frutto appassito che lo apparenta a un Amarone, anche se personalmente mi ricorda molto uno Châteauneuf du Pape di un millesimo caldo.

Rimane serio anche a giorni dall’apertura.

Rosso Ravenna Bursôn Augusto 2012 Poderi Morini
(91/100)

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