E ancora. E ancora

e ancora e ancora

Correvo così velocemente che neanche le gambe riuscivano a seguirmi e immancabilmente inciampavo e finivo faccia a terra. Quanto era buono il profumo dell’erba che restava appiccicata alle ginocchia doloranti. Le guance infuocate, i capelli annodati e il cuore che balzellava fuori dal petto. Restavo sdraiata per terra ansimante e ridevo. Braccia aperte e occhi al cielo. Ridevo e sapevo che sarebbe accaduto di nuovo. E ancora. E ancora. Perché la caduta valeva la corsa. Correvo così velocemente perché volevo volare. E ora so di avere le ali.


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