Doc, prendiamo il rischio e chiudiamo le commissioni

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Andrea Gabbrielli, che è uno dei più acuti osservatori del mondo vinicolo italiano, la questione l’ha rilanciata su TreBicchieri, il settimanale economico on line del Gambero Rosso. La questione è quella delle commissioni di degustazione degli enti di certificazione, che stabiliscono quali vini siano idonei a fregiarsi della denominazione di origine di competenza. “Cambiano i gusti, cambiano i vini, ma non i criteri di giudizio delle commissioni di degustazione per Doc e Docg” dice l’occhiello del suo servizio.

La mia opinione l’ho espressa più volte: le commissioni di degustazione o cambiano velocemente la loro modalità di azione, oppure è meglio per tutti che chiudano. Io sono per la chiusura, perché ho serissimi dubbi sul fatto che si possano cambiare. Secondo me – l’ho già detto e scritto – è meglio abolire le commissioni di degustazione e limitarsi alle analisi fisico-chimiche, in modo che chi rispetta questi parametri abbia la doc e chi non li rispetta non ce l’abbia, senza la roulette russa della presunzione di tipicità e di incomprensione sull’effetto delle riduzioni, come sovente accade nei giudizi dei commissari.

Perché questa mia posizione così drastica? Semplice, perché troppo spesso a fare le spese della soggettività di giudizio dei commissari degli enti di certificazione sono alcuni dei vini più estremi nell’interpretazione dell’idea di territorialità. Dunque, talvolta a venire bocciati sono proprio i vini più interessanti, quelli che possono attrarre l’attenzione dei bevitori più attenti. Di fatto, nelle commissioni finisce per vincere la mediocrità, mentre chi punta sulla personalità finisce per essere oggetto di penalizzazione. Non va bene, non va assolutamente bene.

Capisco le obiezioni a una simile presa di posizione. C’è chi mi ha fatto presente che aprire le porte significherebbe permettere di etichettare come doc anche vini malfatti, se stanno dentro ai parametri chimico-fisici del disciplinare. Ripeto, capisco quest’obiezione, ma si tratta di fare una valutazione di rischio.

Intendo che se per vedere riconosciuta la doc ai vini più spiccatamente territoriali e caratteriali si deve correre il rischio di dare la doc anche a dei vini malfatti, secondo me il rischio vale la pena di correrlo. Un vino malfatto verrà bocciato dai consumatori. Un vino di spccatissimo carattere territoriale verrà premiato dal bevitore più sensibile, che diverrà così il primo testimonial del valore (alto) della denominazione. Se per eliminare i picchi verso il basso accettiamo di tagliare i picchi verso l’alto, finiremo per appiattire sul più assoluto anonimato tutte le denominazioni di origine. Sarebbe la loro morte. Quindi, prendiamo il rischio e chiudiamo le commissioni.


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6 comments

  1. Giulia Andreozzi Rispondi

    Concordo in pieno con Gabrielli e l’invito in azienda ad assaggiare alcune nostre annate che non hanno passato la commissione . Cordialità . Giulia Andreozzi. Azienda bioagricola vitivinicola “I Botri di Ghiaccioforte”, Scansano(GR) Toscana -Italia

  2. Diego Bolognani Rispondi

    Mah, il sono perplesso..

    Da un lato penso che le commissioni vadano riviste, soprattutto nei criteri di valutazione organolettica dei vini, ma non credo sia sensato Eliminarle del tutto.

    In ogni caso prima ovviamente vanno modificati i regolamenti a partire dai parametri previsti dai rispettivi disciplinari “DOC ~ DOCG”.

    Comunque sicuramente.qualcosa va migliorato.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Insisto in quel che ho già detto altre volte: relativamente agli aspetti organolettici, i disciplinari meno dicono e meglio è. Non è questo il loro ruolo.

  3. Nic Marsél Rispondi

    Ho appena assaggiato “L’Escluso” (poveraccio :-)), il Bardolino 2017 di Matilde Poggi bocciato dalla commissione DOC. Grande perplessità su come sia stato possibile.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Concordo. La mia perplessità è sul fatto che le denominazioni di origine siano costrette a fare a meno di vini come questo e come troppi altri giudicati incomprensibilmente inidonei dalle rispettive commissioni di degustazione.

  4. ruggero Rispondi

    perfettamente d’accordo