Della rusticità del Chianti Classico, Caparsa

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Se siete tra coloro che prediligono i vini che puntano alla rusticità d’approccio, questa è una di quelle cantine che fanno per voi, e dunque se non la conoscete segnatevela. Parlo dell’azienda agricola Caparsa, a Radda in Chianti. “La filosofia di Caparsa si può riassumere in un’unica parola: tradizione”, così sta scritto sul loro sito internet. Ebbene sì, hanno scritto una cosa che nel calice si avverte fin dal primo sorso, d’immediato. Bene.

Di Caparsa ho avuto modo di assaggiare due vini, e mi dispiace si trattasse solo di una degustazione e non d’una cena tranquilla, ché a mio avviso queste bottiglie con la cucina chiantigiana più schietta ci stanno benone, e dunque me ne sarei bevuto volentieri un paio di bicchieri. Non ho neppure fatto in tempo ad andare a fare acquisti, e anche questo è un peccato, perché sono convinto che si tratti di vini che premiano chi li sa attendere nel tempo, chi ha pazienza, e li mette in fondo alla propria cantinetta a maturare ancora.

Il primo che ho provato è stato il Chianti Classico Riserva Caparsino del 2015, giovinetto assai, quasi rude nel tannino, eppure di beva salata (e la qual cosa mi piace davvero molto) e di bella lunghezza. L’altro è il Chianti Classico Riserva Doccio a Matteo pure del 2015, e qui la rusticità tannica è ancora più evidente, così come la giovinezza assoluta. Ma è un rosso, teso, direi anche umorale, e dunque dinamico nel bicchiere, e sì, perfino minerale, se mi passate la definizione.

Chianti Classico Riserva Caparsino 2015 Caparsa
(88/100)

Chianti Classico Riserva Doccio a Matteo 2015 Caparsa
(88+/100)

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