Delgado Zuleta, la più antica bodega dell’area di Jerez

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Delgado Zuleta si definisce la più antica bodega dell’area di Jerez, con documenti che risalgono al 1711. Il nome attuale viene attribuito alla fine del XIX secolo, con il matrimonio di una discendente della famiglia con José Maria Delgado y Zuleta, un ufficiale di marina impegnato nell’armata spagnola. Negli anni sono diventati fornitori ufficiali della Casa reale inglese. La storia della cantina è legata al territorio di Sanlùcar, una zona che dà origine a vini particolari, la Manzanilla su tutti, per la vicinanza al mare e per il suolo di albariza. Importante l’azione dei forti venti occidentali.

Ecco i loro vini.

Manzanilla 7 years La Goya. Interessante introduzione all’argomento. Nota di mela e poi bacche di ginepro. Bel finale. 7 anni sotto la flor, con il sistema della solera. (84/100)

Manzanilla Barbiana Selecta. Si tratta di una Manzanilla pasada, cioè un vino che ha subìto un invecchiamento prolungato. Si dice che questo processo accentui ancora di più le caratteristiche del terroir e sia quello più vicino alla più pura tradizione. Ha uno stile più leggero, il che la rende ancora più adatta agli abbinamenti con le tapas locali. Si potrebbe definire un vinino rispetto alla tipologia. (87/100)

Manzanilla Barbiana En Rama. Carattere più affermato, la flor è più delicata, il sottofondo speziato più intenso. Una delle migliori della categoria, probabilmente la più equilibrata e completa. (90/100)

Manzanilla Goya XL. Questa riserva viene imbottigliata solo in occasioni speciali e non esce spesso. Viene definita reposada per il lungo periodo di affinamento in botti, almeno dieci anni. Risaltano subito le note marine, anche se restano eleganti e in sottofondo. La parte speziata e di lievito rifinisce l’insieme, un grande vino. (91/100)

Amontillado Monteagudo. Nasce come manzanilla, ma quando lo strato di flor si esaurisce, inizia a invecchiare in botti con il sistema della solera per circa quattordici anni. Profondo al naso, marino e balsamico, fiori secchi. Ha una grande struttura, ma sa restare delicato. Piacevole. (92/100)

Oloroso Monteagudo. Dopo la vinificazione il liquido parte subito per continuare la sua vita in forma ossidativa nella solera. Viene imbottigliato dopo circa quattordici anni. Più scuro e speziato, odora di china, erbe, mare. Se il finale diventa più morbido, rimane comunque verticale e deciso. (93/100)

Palo Cortado Monteagudo. Inizia con una crianza biologica abbastanza rapida, per poi continuare nella solera ossidativa. Ha il naso pungente dell’ammontillado e la bocca più soave dell’oloroso. Al naso carne, spezie e mare. Entra molto verticale, non si concede per nulla. Una versione più secca ed estrema, salatissimo e austero. Non per tutti ma potrebbe far innamorare qualcuno. (90/100)

Amontillado Viejo Zuleta. Invecchia oltre venticinque anni in solera. Complessità impressionante, il salmastro è in primo piano, ostriche, fiori passiti e spezie. Nonostante tutto, la concentrazione rimane lieve. (95/100)

Amontillado Quo Vadis. La solera ha una età di oltre quarant’anni di media. È una manzanilla invecchiata in ossidazione. È evidente la potenza aromatica, tanto mare, aromi medicinali, spezie, legno antico. La bocca è tra le più salate e severe. È un vino che sembra allontanare più che richiamare a sé, ma saprà regalare sensazioni incredibili a chi è più disponibile. L’acidità domina il finale. (96/100)


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