Dal Mediterraneo alla Valpolicella: la Rabiosa

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“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” scriveva Marcel Proust. Queste parole mi sono tornate alla mente qualche giorno fa, raggiungendo un vigneto in un luogo a me familiare.
Su invito di Laura Albertini, giovane e appassionata vignaiola dell’azienda Terre di Pietra, ho raggiunto La Rabiosa, un vigneto a 600 metri di altitudine, in località Panego di Negrar, nel lembo più settentrionale del territorio della Valpolicella.
In quell’appezzamento di circa mezzo ettaro ti aspetteresti di vedere filari di corvina, corvinone e altre varietà valpolicellesi e invece ci trovi filari di marselan, varietà ottenuta in Francia nel 1961 dall’incrocio tra cabernet sauvignon e grenache e il cui nome deriva dalla città di Marseillan, affacciata sulla costa del Mediterraneo vicino a Montpellier.
Diffusa in quella zona del sud francese (Linguadoca, Rodano), lo è assai meno in Italia.
Lo “sguardo che muta prospettiva” è quello della giovane Laura e del marito Cristiano: «Abbiamo pensato che a 600 metri di altitudine non fosse il caso di piantare corvina» raccontano «e dopo aver assaggiato molte micro vinificazioni, abbiamo deciso di scommettere sul marselan, un vitigno robusto, resistente alle malattie che dà un vino con buona acidità che ci è piaciuto molto».
Nel 2009 è partita l’avventura: hanno piantato le barbatelle sul terreno magro e calcareo di una conca esposta a sud, molto riparata e rinfrescata da costante ventilazione. L’inerbimento e l’aspetto rigoglioso dei filari testimoniano anni di una gestione agronomica molto attenta e pulita.
La prima raccolta è stata quella del 2011 e finalmente ecco la Rabiosa, un rosso Veneto igt che porta il nome del vigneto. Ne sono state prodotte mille bottiglie, disponibili sul mercato a partire dal prossimo settembre.
Scendendo a Torbe, dove si è tenuta la presentazione di questo nuovo vino (e delle nuove annate dei vini Valpolicella), ero molto curiosa di scoprire che cosa avrei trovato nel bicchiere.
Ecco un vino di bella materia, dal colore violaceo brillante, profondo; del cabernet si avverte un ricordo di vegetale macerato, ben integrato con note di polpose di prugna. Nel sorso giocano assieme la dolcezza data dalla glicerina, il tannino vivace e una ben avvertibile acidità. Il vino è scattante: al frutto succoso, si uniscono nel finale tabacco, pepe bianco e una buona freschezza che lascia pulito il palato.
La Rabiosa è sicuramente un vino di carattere: ha la struttura e l’eleganza del cabernet e la solare vivacità del grenache; penso che rispecchi anche molto bene il carattere di Laura: grintosa, ma con grazia.
Le uve sono state raccolte dopo una leggera surmaturazione in vigna e la fermentazione è avvenuta in acciaio con il successivo affinamento in legno nuovo.
Faranno altre prove Laura e Cristiano, assieme all’enologo Flavio Peroni, usando anche vasche in cemento. Sarà un bel gioco riassaggiare più avanti il 2011 – ora giovanissimo – e le prove successive.
Avrà tannini morbidi e potrà invecchiare, dicono i testi ampelografici.
Noi, enofili curiosi, andremo soprattutto alla ricerca di un po’ di luce del Mediterraneo, giunta lassù, in Valpolicella.

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