Cucina italiana 2.0

Paolo Marchi

“La forza della libertà: il viaggio” è il tema di Identità Golose 2017. La forza di andare oltre i limiti e i confini. Come sempre, chi si occupa dell’organizzazione ci ha visto lungo. In un momento in cui gli chef sono in competizione più che mai alla corsa per la stella Michelin, in cui si va in televisione a sfuriare davanti agli occhi di chi pensa che Masterchef sia il futuro della gastronomia, viaggiare invece è migliorarsi, guardare con occhio stupito realtà lontane, prodotti nuovi, modi di vivere e di cucinare che ancora non ci appartengono.

La bellezza di questo congresso era negli occhi della nuova generazione di chef. Mi è bastato parlarci qualche minuto per vedersi sprigionare la fame, non quella di successo, ma quella che ti porta a scoprire con occhio critico tutte le sfaccettature di questa professione. Parlare bene delle tre stelle Michelin è facile, ma a volte ci si dimentica di dover crescere, rimanendo immobili per paura di perdere il successo raggiunto. Forse i più giovani, quelli che non sono poi così conosciuti, hanno più coraggio nell’andare oltre. “Ogni anno anticipiamo qualcosa, non ci interessano le cose celebrative, perché le si danno per scontate. Quando abbiamo invitato Niko Romito non era nemmeno una stella, e vedi dov’è ora?” mi ha detto Paolo Marchi, ideatore e organizzatore del congresso.

Un pullulare di freschezza, tra chi è rimasto fedele alle origini italiane e chi ha deciso di vivere e lavorare all’estero. Perché alla fine la cucina è un’arte, e come tutte le arti ci permette di sentirci liberi, dando adito alla creatività. La tecnica a cosa serve se non ci metti cuore e passione? “Voglio vedere negli altri la soddisfazione di venire qua e ogni anno dire: che personaggio interessante, che aria nuova che tira a Identità Golose”. Parola di Paolo Marchi.


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