Côte-Rôtie ’91 Jamet, quando un vino vale 100/100

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Il Côte-Rôtie del Domaine Jamet è uno dei vini più celebri della denominazione. Qui l’abilità consiste nel costruire una cuvée a partire da 16 vigneti diversi tra di loro. Tra questi ci sono anche le celebri Landonne e Mouline. I suoli sono tutti di scisto, anche nella Côte Blonde.
La vendemmia è sempre la più tardiva possibile, alla ricerca della maturità ottimale. Se possibile si vinifica sempre a grappoli interi, solo in caso di necessità si procede a un parziale diraspamento. Una etichetta che ha bisogno di almeno 5 o 10 anni di cantina prima di diventare comprensibile, anche se Bettane commenta che è un crimine aprire una bottiglia prima di 12 anni.
Alla masterclass Côte-Rôtie del Grand Tasting di Bettane&Desseauve ho avuto la fortuna di assaggiare lo spettacolare 1991.
L’annata 1991 in generale è stata giudicata pessima da molta stampa internazionale, solo perché a Bordeaux è stato così (anche se i miei assaggi confermano il contrario). Invece in questa denominazione le condizioni sono state eccellenti, tanto che si parla forse della migliore annata di sempre.
Il colore è ancora integro, poco evoluto. Aromi da fare girare la testa, i più belli che mi sia capitato di sentire in una Syrah. Sottofondo fumé e poi tartufo nero, pepe, terra e note marine (bel contrasto), spezie dolci orientali. Eleganza minimalista al palato, tutto è misurato, non si vorebbe cambiare una virgola. Tannino patinato dal tempo, poi finale pirotecnico di erbe alpine, carne, spezie, mentolo, incredibile. Un vino magico.
Bettane commenta a margine che non capisce niente chi afferma che la syrah è un vitigno sudista. Ama invece i terreni rocciosi di scisto o granito e sabbia, è un’uva di montagna e al sud diventa troppo pesante.
Côte-Rôtie 1991 Jamet
(100/100)

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