Cosa cosa, il Recioto fatto nel modo dell’Amarone?

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Considero il progetto Wine Folly di Madeline Puckette e Justin Hammack uno dei migliori e più riusciti tentativi di parlare del vino in maniera popolare, facendo didattica comprensibile a tanti, se non a tutti. Usando schemini, disegni, esemplificazioni, semplificazioni. Bravi.

Tuttavia, accade che talora nel semplificare si possa esagerare e così io, che sono un reciotista convinto, sono balzato sulla sedia quand’ho visto sul profilo Instagram di Wine Folly l’infografica dedicata all’Amarone. Sì, perché sotto la definizione “styles” ci sono tre specificazioni: “Normale”, Riserva e Recioto. Ora, che si usi l’aggettivo “Normale” per l’Amarone “base” possiamo farlo passare. Ma che si definisca il Recioto come uno “stile” di Amarone e che si scriva che il Recioto è “made in the same way of Amarone”, fatto alla stessa maniera dell’Amarone, be’, questo no, non posso proprio passarlo. Semmai è vero il contrario, semmai è l’Amarone che è fatto alla stessa maniera del Recioto. Perché il Recioto c’era quando ancora l’Amarone non esisteva, e il primo Amarone è stato un Recioto “scapà”, scappato via, con gli zuccheri che sono andati avanti nella fermentazione e così il vino è diventato meno dolce, insomma, “amaro”, “amarone”.

Sissignori, il Recioto è il padre nobile, mentre l’Amarone è il figlio. Un figlio di successo, certo, ma pur sempre un figlio. Che l’Amarone oggi abbia un successo enormemente maggiore del Recioto, ormai ridotto a piccola produzione, non giustifica il fatto di semplificarne il valore dicendo che è uno “stile” di Amarone. Il Recioto non è fatto nello stesso modo di suo figlio, è il figlio che somiglia al padre. Viva il padre, perbacco.


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