Confermo, l’Amarone di Corte Scaletta è buonissimo

corte_scaletta_2012_500

Quattro anni fa scrivevo che in Valpolicella era nata una stella e si chiamava Corte Scaletta. Avevo assaggiato la loro prima annata di Amarone e avevo scritto: “Spero, auspico, supplico che mantegano quest’imprinting formidabile, che rende questi loro ‘antichi’, fedeli ad una tradizione che troppo spesso è dimenticata”. Mi ero entusiasmato all’evidenza che un’azienda neonata guardasse con un simile coraggio a uno stile d’antan, quello delle origini, e ci voleva coraggio cinque anni fa a seguire una strada così inconsueta. Colpevolmente, non ho poi ribevuto nulla di loro. Sino ad ora, dato che a distanza di poche settimana ho avuto nel bicchiere per due volte l’Amarone 2012. L’auspicio è stato rispettato. L’idea di vino che c’è alle spalle di questa bottiglia è esattamente uguale a quella che avevo trovato quattro anni fa. La adoro.

Perché quest’Amarone continua a sovvertire l’idea “modernista” di Amarone d’impronta internazionale, e proprio per questo diventa “moderno” di suo, aderendo idealmente a quel movimento che un po’ ovunque guarda oggi con interesse a uno stile meno estrattivo. Solo che a Corte Scaletta sono partiti prima di altri. Ripeto, coraggiosamente. Dunque, confermo, niente polposità zuccherose, niente tannini fitti, niente colori densi. Insomma, ci ritrovo il carattere della “classicità” amaronista del passato, e uso le virgolette perché siamo ben lontani, geograficamente, dalla zona “classica” della Valpolicella, dato che Corte Scaletta sta a Marcellise, nel comune di San Martino Buon Albergo, a est di Verona.

La tonalità del vino è cristallina, traslucida. I profumi sono intonati alla florealità, bella, pulita, nitida. Il sorso è intriso di fruttino succoso e di spezie – tante spezie! – e di radice di liquirizia e perfino, a tratti, di zafferano, e poi di terra rossa e di nuovo ecco i fiori, stavolta appassiti, essiccati dentro al pot-pourri. Dell’alcol quasi non te ne accorgi, anche se sono sedici i gradi, e ti viene di parlare di beva, pur con questa consistenza alcolica, ma sono la freschezza e il sale a tenerla in equilibrio. Il sorso diventa dunque lunghissimo e appagante.

Quaranta per cento di corvina, trenta di corvinone, trenta di rondinella. Un gioiello.

Amarone della Valpolicella 2012 Corte Scaletta
(92/100)


Scrivi un commento