Cinghiali e caprioli, meglio in tegame che in vigna

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Lo so, lo so che le anime sensibili avranno un moto d’orrore a sentir dire che i cinghiali son meglio in tegame che in vigna. Però andateglielo a spiegare voi ai vignaioli toscani, e non solo a quelli, che non devono mica essere stufi agri delle bestie selvatiche che gli devastano le vigne. Esasperati sono, altroché.

Già, gli ungulati, brutta rogna, peggio della grandine, del gelo, della siccità. I cinghiali divorano montagne di uva, i caprioli brucano i germogli e le barbatelle delle viti. Addio vino, addio lavoro. Non era tanto da sorprendersi, dunque, a vedere che i vignaioli della Fivi della Toscana giravano al Mercato dei Vini indossando delle magliette nere con l’immagine d’un cinghiale e la dicitura “meglio in tegame che in vigna”. Proprio nessuna sorpresa che non ne possano più.

“Abbiamo difficoltà a trovare aiuto dai politici, dagli amministratori, dalle stesse persone che vivono sul nostro territorio” dice una sconfortata Angela Fronti, vigneron di Istine, a Radda in Chianti.

“È un fatto crimnale che i politici se ne freghino altamente di noi che lavoriamo nelle nostre vigne e che le vediamo devastate in questo modo” aggiunge, senza peli sulla lingua, come le è tipico, Elisabetta Fagiuoli, la signora di Montenidoli, a San Gimignano.

Già, e così c’è gente che ha perso tre quarti della produzione, quest’anno. Qualcosa va fatto, sissignori. Quest’Italia indifferente si dia una mossa almeno per le campagne. Signori politicanti, sveglia! Meglio in tegame che in vigna, sennò. Decisamente.


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1 comment

  1. Daniele Rispondi

    Troppi sono gli interessi politici e ideologici in gioco. Nessuna amministrazione sarà mai disposta a perdere voti per tutelare i contadini e i vignaioli. Chiacchiere se ne sono fatte e se ne faranno ancora, ma non sperate di vedere volontà vera e azioni mirate a risolvere questi problemi.