Ciao Gianni, vignaiolo del Bardolino

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Così anche Gianni se n’è andato. Sono stato a salutare la famiglia nella pieve di Cisano. Recitavano il rosario. Se l’è portato via la malattia, che s’era aggravata nelle ultime settimane. Gianni Lonardi era – e resterà, per me, e per i tanti che l’hanno conosciuto – un simbolo della viticoltura contadina di Bardolino, della riviera veneta del lago di Garda, della mia terra. Aveva ottantatré anni. Per me è stato un maestro. Devo a lui molto di quanto so delle vigne del Bardolino.
Contadino da sempre, s’era affrancato dalla vita di mezzadro per fondare la sua cantina, che porta il nome di Costadoro, sulle colline fra Bardolino e Cisano. Ci andavo con mio padre a comprare lo sfuso, parecchi anni fa. È ancora oggi l’unica che produca tutte le tipologie del Bardolino previste dal disciplinare. Qualcuna – come il Superiore o il Novello – è nata dalle sperimentazioni fatte in quest’aziendina, che non ha però mai tradito l’impostazione familiare. Se andate a scorrere il palmares dei premi conquistati nel tempo – li trovate sul sito dell’azienda agricola – vedrete che il primo è del 1973, una medaglia di bronzo col Bardolino Classico. La doc era nata solo cinque anni prima.
Poi Gianni ha gradualmente passato la mano a Valentino, il figlio, che prosegue nel solco della strada tracciata dal padre. Però non ha mai lasciato la vigna e la cantina. Quando passavi di là, lui comunque c’era. Sarà dura, la prossima volta, non vederlo comparire, sorridente, dal magazzino.
Ecco, ti sorrideva, Gianni, quando andavi a trovarlo. Ti porgeva la mano ruvida e potente e ti offriva un bicchiere e ti ascoltava, attento. Poche parole, com’è proprio della gente di campagna. Ecco, magari – se lo si conosceva e si sapevano cogliere le sfumature del suo essere e della postura – parlava con gli occhi, con lo sguardo, con l’espressione del viso. Usava poche e misurate frasi quasi esclusivamente per segnalare le possibili ricadute sociali della scelte che man mano si facevano nel mondo bardolinista. Era il territorio che gli interessava, aveva a cuore la gente che con la vigna ci doveva mantenere la famiglia. Ecco perché in tanti gli riconoscevano il ruolo di punto di riferimento, nelle terre del Bardolino. Le cose non succedono per caso, nella vita. Gianni l’ha spesa bene la sua esistenza di vignaiolo.
Ciao Gianni, e grazie. Di tutto.


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