Chissà perché non ho mai approfondito la Côte-Rôtie

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È da un sacco di tempo che mi riprometto di approfondire la conoscenza dei rossi della Côte-Rôtie, nel nord della valle del Rodano. A frenarmi, forse, è una mia certa avversione per il syrah (a volte qui lo tagliano con un po’ di viognier, appena appena), data semplicemente dalle cattive esperienze che ho avuto in passato con dei syrah di altre zone, anche italiane, e di ben minore reputazione. Poi mi ritrovo nel calice un vino della Côte-Rôtie e mi dico che quella che ho accumulato è una ritrosia che non ha motivo di essere, perché a fare il vino non è il vitigno, bensì il terroir, e il vitigno altro non è che uno degli strumenti a disposizione del vignaiolo che voglia mettere nelle bottiglie l’essenza del proprio terroir. Dunque, nella Côte-Rôtie il vigneron avveduto usa il syrah come il suo collega borgognone usa il pinot noir o come a Barolo si adopera il nebbiolo. Come strumenti, appunti, e col tempo, coi secoli, le genti di quelle terre hanno capito che quelli sono i migliori vitigni per quelle terre e per quei vini.

Uno dei Côte-Rôtie che negli anni scorsi mi fecero una grandissima impressione, quasi spingendomi a conoscere più da vicino l’appellation – e sinora non ho purtroppo tenuto fede a quella mia promessa -, è il 2003 di Benjamin e David Duclaux. Lo assaggiai che era ancora molto giovane e fu una specie di colpo di fulmine, tant’è che decisi di mettere da parte una bottiglia per riprovarlo più avanti negli anni. L’occasione di stapparla mi si è presentata ora e il vino la sua promessa l’ha saputa mantenere tutta, e anche di più.

Balsamico, officinale. Tannino deciso e però mai sopra le righe, che fa da soppalco, da sostegno a un frutto a perfetta maturazione, croccante e succoso insieme. Una beva spettacolare. Uno di quei vini da sorseggiare con calma in una serata di chiacchiere tra amici, seduti attorno a un tavolo.

Côte-Rôtie 2003 Benjamin e David Duclaux
(97/100)

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