Chi sa bere, sa vivere

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Non l’avevo ancora vista, eppure è in piedi ormai da tre anni. È la campagna lanciata dalla Federación Española del Vino e dalla Conferencia Española de Consejos Reguladores Vitivinícolas. Insomma, dai consorzi di tutela spagnoli, la Federdoc di Spagna. All’insegna dello slogan: “Quien sabe beber, sabe vivir”, chi sa bere, sa vivere. Per insegnare a bere vino (spagnolo) con moderazione. Ma con una sottolineatura positiva del ruolo che il vino, bevuto moderatamente, sa dare al piacere di vivere: “Chi sa bere, sa vivere”.
Il tutto sulla stampa e sul web. Con un ingente investimento: se non ho capito male, un milione di euro l’anno, per tre anni, finanziati al sessanta per cento dall’Unione europea, e al venti per cento ciascuno dal Governo spagnolo e dai consorzi di tutela.
La pagine di apertura del sito quiensabebebersabevivir spiega qual è “la receta de los que saben vivir”, la ricetta di chi sa vivere. Eccola qui: “Se la ricetta della felicità consiste nel saper godere i momenti, un bicchiere di vino è uno dei suoi ingredienti. Vivi nel più grande vigneto del mondo: il paese della squisita dieta mediterranea. Con più di cento diverse varietà di uva e 69 denominazioni di origini che garantiscono la sia qualità, riconosciuta in tutto il mondo. Per chi beve vino con moderazione, sa godere, mangiare, ridere, condividere… Perché chi sa bere, sa vivere”
Tutto bene. Compresa la citazione oraziana del “carpe diem”, del “cogli l’attimo”. Compreso il richiamo alla dieta mediterranea. Compresa la sottolineatura della moderazione. Compreso l’accento sulla condivisione. Magari le foto potrebbero essere un po’ meno grigiastre, ma è il messaggio quel che conta.
A parte i numeri, potrebbe essere stato scritto in Italia, quel testo. Invece no, in Italia non s’è mai tentato niente del genere.
Quand’è che avremo il coraggio anche in quest’Italia filo proibizionista di fare una cosa del genere? Perché il mondo del vino italiano non riesca a mettere insieme una campagna pubblicitaria di questo genere? Lo fa la birra. Il vino no. Poi non lamentiamoci, eh?


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