Chi vuole un Vinitaly per soli operatori?

vinitaly_gente_240

Dunque, il Vinitaly ha avuto anche quest’anno un afflusso record. Il comunicato delle fiera veronese parla di 150 mila visitatori. Il numero, da solo, di fatto smentisce la presentazione che il Vinitaly fa di se stesso sul proprio sito: “Per il mantenimento dello standard professionale, Vinitaly è aperto esclusivamente agli operatori specializzati, maggiorenni”. Che quei 150 mila siano davvero tutti “operatori specializzati” non ci crede nessuno. Di certo non lo sono quei giovinotti ubriachi che, pochi o tanti che siano, brancolano per i padiglioni. Ma di questo si è già detto e scritto, incluse le lamentele di alcuni produttori che dicono che questa situazione non aiuta gli affari.
La domanda, semmai, è questa: ma davvero è sgradito il fatto che il Vinitaly, a differenza ad esempio del ProWein, permetta, nei fatti, l’ingresso anche a quelli che possiamo definire “consumatori finali”?
Al di là delle lagnanze che si raccolgono puntualmente ogni anno, mi viene da pensare che no, la gran parte degli espositori non è realmente scontenta dell’afflusso dei non operatori. Anzi.
La questione è semplice ed ovvia e perfino banale: se entra tanta gente che non è catalogabile come operatore, vuol dire che qualcuno il biglietto a questa gente glielo fa avere. Siccome a farglielo avere non è un’entità astratta, quel qualcuno appartiene alla categoria dei produttori. Che evidentemente hanno un loro ritorno a far entrare gente che il vino lo beve. I loro clienti finali, insomma. Possiamo chiamarla fidelizzazione? Ecco, chiamiamola fidelizzazione.
Una sorta di conferma indiretta l’ho trovata in un articolo di Nicola Dante Basile nella sua rubrica Terra Nostra su Il Sole 14 Ore. Dopo aver annotato che a Vinitaly in effetti vi è una “variegata specializzazione professionale dei visitatori, con i tanti giovani che sul finire della giornata fanno baldoria”, riporta le opinioni di alcuni grossi produttori italiani. Mi colpiscono in particolare le parole di Anselmo Chiarli, della Cleto Chiarli, celebre marca del Lambrusco. Dice: “Da anni il Lambrusco è uno dei vini italiani più gettonati in Italia e all’estero, ma per avere un ritorno positivo e continuativo è necessario comunicare i pregi del Lambrusco anche alle nuove generazioni attraverso strumenti che non siano solo pubblicità”. “E allora?” gli domanda il giornalista. Questa la risposta dell’imprenditore: “Beh, tra le tante proposte il Vinitaly fa al caso nostro. Si tratta, cioè, di un appuntamento che va dritto al cuore del problema, perché per quello che fa aiuta l’azienda a costruire un contatto diretto e continuo con il mercato”.
Ecco, “costruire un contatto diretto e continuo con il mercato”. Questa la spiegazione. Il mercato non sono gli “operatori specializzati”, o meglio, non sono solo loro. Sono anche i consumatori finali. Magari i ragazzi che si stanno avvicinando al vino.
Davvero tutti vogliono un Vinitaly dedicato solo agli operatori? Credo di no, credo proprio di no.


4 comments

  1. Cornuti e mazziati: paghi un sacco, servizi pessimi e poi ti rapinano anche | Blog di Vino al Vino Rispondi

    […] Je suis Vinitaly per una sua imbarazzata arringa difensiva. Che, non casualmente, trova controcanto in un provvidenziale articolo di un altro personaggio che conta nel mondo del vino veronese, il collega Angelo […]

  2. Cornuti e mazziati: paghi un sacco, servizi pessimi e poi ti rapinano anche | Blog Vino Rispondi

    […] Je suis Vinitaly per una sua imbarazzata arringa difensiva. Che, non casualmente, trova controcanto in un provvidenziale articolo di un altro personaggio che conta nel mondo del vino veronese, il collega Angelo […]

  3. Another love story in Verona? | Rispondi

    […] slogan Je suis Vinitaly per rimarcare il proprio senso di appartenenza alla Fiera, qualcun altro rivendica come positiva rispetto per esempio al ProWein di Düsseldorf svoltosi la settimana precedente o ad altre Fiere […]

  4. David Rispondi

    Non è necessario che a fornire di biglietti gli sbavano i siano i produttori: ci pensa lo stesso ente fiera al modico prezzo di eur 60.
    Da anni espongo anche al Prowein e, in tutta sincerità , ci vado molto più volentieri che al Vinitaly, dove, anche quest’anno, alle ore 16 del mercoledì, ho assistito ad una vera e propria carica della Polizia. Mancavano solo i lacrimogeni….