Carte Blanche, quando a vincere è la semplicità

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Alcune maison di Champagne hanno nella loro linea di prodotti un Carte Blanche. Si tratta del loro Champagne “premier prix”, il vino d’ingresso, insomma quello che costa di meno, più accessibile, e non solo economicamente. Uno “champagnino”, una bollicina da aperitivo, gradevole ma senza grandi pretese.

Però qualche volta il Carte Blanche sa stupire.

A me è capitato di stupirmi con il Carte Blanche di Bernard Remy, sessanta per cento di pinot noir, trentacinque di chardonnay e per il resto un che di pinot meunier. In retroetichetta promette ricordi di agrumi e di fiori di tiglio. Lo provate e sa di agrumi (cedro, mandarino) e di fiori di tiglio. Ed ha una bolla fine e carezzevole e un bel sale che sospinge la dinamicità del sorso e la gradevolezza del bere.

Cercandolo on line per riacquistarlo ho visto che Wine Spectator gli ha assegnato ben 90 centesimi di valutazione. Se devo guardare alla piacevolezza sono meritati, lo confermo. Certo, scordatevi di portarlo in tavola per una cena complessa, ma all’aperitivo – un aperitivo disimpegnato, in una serata piacevole, in primavera – ce lo vedo proprio bene.

Qualcuno fra i superesperti di bolle francesi potrebbe storcere il naso, lo capisco, dicendo che alla fin fine questo è uno Chanpagne che gli pare piuttosto semplice. Io dico che è un esempio di quanto possa essere piacevole la semplicità.

Champagne Carte Blanche Bernard Remy
(90/100)

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