Cari amici di ovunque

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Non conto più i taccuini, i fogli sparsi, le note scritte a volo qua e là. Corrispondendo più o meno a diciassette anni di degustazioni, penso siano ormai qualche migliaio. E sto invecchiando: non mi sfiora più il pensiero di metterli in ordine e mi piacciono sempre meno le degustazioni seriali affollate, in piedi, con penna al seguito.
Preferisco averlo sulla tavola, il vino. Concedergli tempo e magari avere qualcuno accanto con cui parlare.
Penso che abbiano fatto bene i fratelli Marchiori di Farra di Soligo a farsi dipingere quel bel murale che colora un’intera parete della loro cantina. Ci sono le rive del Valdobbiadene: colline, cielo e scale nelle vigne, seduzioni rosa e verdi-azzurre. Giani Sartor che l’ha dipinto non ha avuto bisogno di tante parole: “Mettere in tavola il vino riassume tutte le narrazioni di ora, cari amici di ovunque”.
Centomila descrittori non valgono quest’evidenza che coglie l’essenziale: basta aprire una bottiglia di vino, metterla in tavola e ci si condensano attorno affetti, ricordi, pensieri, racconti. Hic et nunc.
Si beve in compagnia, come si suol dire, e a quella tavola nessuno è straniero e ognuno è amico, ovunque. Con buona pace delle viole, delle ginestre, dei mirtilli, del tabacco e delle altre millemila parole scritte che tentano di imbrigliarlo, il vino.


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