Che buona la Clairette de Die (per i fan del moscato)

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Sono un fan del nostro Moscato d’Asti e di ahimé rarissime bottiglie di grande Asti spumante. Soprattutto quando comincia il caldo, in primavera, e poi nell’estate, mi piace stapparli e bermeli come aperitivo. Sì, certo, per l’aperitivo, quand’è ben bilanciata la vena dolce dall’acidità, e nelle bottiglie migliori quest’equilibrio è grazia. Poi, non c’è grande alcol, e dunque si tratta di un aperitivo che non impegna nei giorni di calura.

Confesso peraltro che di tanto in tanto, se trovo la bottiglia giusta, tradisco le effervescenze astigiane con la francese Clairette de Die. Fatta col muscat, nel Rodano meridionale. Appellation semisconosciuta, qui da noi, e in fondo credo anche di là in Francia, dove se ne sente ben poco parlare.

Orbene, la Clairette ben fatta ha l’aromaticità del vitigno e la morbidezza degli zuccheri e un accenno di salinità marina e un’acidità citrina e bollicine minute.

Ben fatta è la Cuvée Chambéran, il vino “haut de gamme” di una cooperativa di sette giovani vignaioli che coltivano le medesime terre dalle parti del paese di Vercheny, nell’alta valle della Drôme. Si chiama, il loro team, l’Union des Jeunes Viticulteurs Récoltants. Il vino prende spuma con il metodo dioise ancestrale. Si beve con soddisfazione.

Clairette de Die Tradition Cuvée Chambéran Union des Jeunes Viticulteurs Récoltants
(87/100)

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