Il boom dei vini naturali durerà finché se ne scrive

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La domanda è se l’attuale corsa dei vini “naturali” sia destinata a durare. La risposta è piuttosto tranchant: “Continuerà finché chi scrive di vino darà a questa categoria una quantità di attenzione sproporzionata rispetto all’interesse attuale dei consumatori”.

La domanda l’ha posta un’ottima wine writer americana, Liza B. Zimmerman (“The Latest Drinks Trends” è il titolo del suo articolo pubblicato da Forbes). La risposta, invece, è di Paul Mabray, amministratore delegato di una società californiana che fa ricerche di mercato per il settore del vino, la Emetry. Ovviamente, la risposta è riferita agli Stati Uniti, ma credo la si possa applicare anche al di fuori di quel territorio. Perché, sì, nessuno ha il coraggio di dirlo, ma l’attenzione al “naturale” sui social e sui media può effettivamente essere un po’ spropositata rispetto alla realtà: va di moda, e in tanti ci si tuffano, come accade per le notizie “nuove” o “curiose” (un cane che morde un uomo non fa notizia, un uomo che mordesse un cane sarebbe una notizia), ma la quota di mercato del “naturale” resta in realtà contenuta. E i numeri contano, certo che contano.


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