Bollinger R.D. 2004 vs 2002 (con sorpresa finale)

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Tra le grandi maison di Champagne Bollinger occupa un posto particolare. Nel corso del Grand Tasting di Bettane&Desseauve partecipai a una degustazione davvero diversa e dal grande contenuto didattico. L’obbiettivo era quello di comparare l’annata 2004 dell’R.D. con la 2002. Con alcune variabili che andrò a svelare alla fine e che hanno spiazzato anche noi.

R.D. significa Recemment Dégorgé. Si tratta in breve di una edizione della cuvée Grande Année, quindi millesimata, tenuta in cantina sui lieviti per un periodo molto più prolungato. Il primo millesimo ad uscire fu il 1952, messo sul mercato quindici anni più tardi, nel 1967. La selezione è severissima, e riguarda meno dell’1% della produzione totale.

Non tutte le annate sono degne di diventare R.D. La 2004 proviene una ventina di grand crus di Ay, con un blend formato da pinot noir per il 64% e chardonnay per il resto. Il 2004 è quindi rimasto oltre tredici anni sui lieviti prima del dégorgement, con un dosaggio molto basso, tre grammi-litro. Bollinger lavora secondo i dettami della “agriculture durable”, senza però nessuna volontà di certificazione. I punti fermi nella realizzazione di ogni champagne Bollinger sono cinque: vigne di proprietà (sono 180 ettari in tutto), presenza importante di pinot noir (minimo 60%), uso esteso dei vini di riserva per il BSA (la Spécial Cuvée per intenderci, a partire da 750.000 magnum di vini di riserva millesimati e divisi per villaggio, che determinano lo stile della casa), vinificazione in legno (3.500 tonneaux con una età minima di almeno cinque o sei anni), tempo (serve tempo per diventare un Bollinger; per il BSA sono minimo tre anni, per la Grande Année sette-otto anni, per R.D. da tredici a quindici anni). Furono tra i primi a mettere in commercio un vino di prestigio in Extra-Brut, proprio con R.D. e a comprendere l’importanza del dégorgement, indicando in etichetta la data di questa tappa fondamentale.

Vediamo quali sono stati i vini degustati, in ordine di servizio: indico il nome della cuvée e il millesimo, ma noi non avevamo nessuna idea di cosa ci fosse nel bicchiere. Vedrete delle differenze molto curiose. Ripeto, spiego il mistero alla fine.

R.D. 2002 (dégorgement 17 maggio 2017). Aromi evoluti che vanno verso il tostato e il confit. Cera d’api, mela, spezie, zenzero. Un palato molto presente, materia complessa e grande lunghezza. Si nota la notevole persistenza, ha un incedere cremoso e vinoso, terminando sulle note di brioche e liquirizia. Ha la tendenza a virare verso l’ossidativo, accentuando le note di mela. (93/100)

R.D. 2002 (come il precedente). Un naso al limite del chiuso, con una freschezza notevole. Ricorda il precedente ma sembra più piccolo e verticale. Si notano meno le note di frutta secca, si accentua l’acidità. È molto salino, vibrante. Non patisce il fatto di restare più discreto, si riscatta con una prestazione al palato da fuoriclasse. Fine, agrumato, pompelmo, cannella e noce moscata. Vibrante. (97/100)

R.D. 2004 (dégorgement 25 giugno 2018). Il vino è più colorato. Molto minerale, poi aromi di limone confit, frutta secca. Grasso, ascutto, sembra meno dosato e si avvicina a un nature. Più pronto e meno complesso del 2002, però è più salino e delicato, non va in direzione della potenza. (93/100)

R.D. 2004 (come il precedente). Il colore pare ancora più intenso, la bolla più evidente. C’è più frutta fresca accanto ai fiori bianchi. Una impressione di maggiore delicatezza e di annata fredda. Al palato sembra più dosato del precedente, meno preciso, torna il sale e il finale rimane asciutto.  (91/100)

Alla fine dell’assaggio vi sarete forse chiesti dove sta la differenza fra i due vini identici. Ebbene, il trucco c’era. I vini numero uni e tre erano stati versati nel bicchiere 25 minuti prima del servizio. I vini numero due e quattro sono rimasti invece solo due minuti. C’è di che riflettere. Leggete di nuovo le descrizioni e magari provate anche voi a fare questo giochetto, stando molto attenti però alle temperature di servizio.


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3 comments

  1. Lanegano Rispondi

    Quindi il primo 2002 con l’ossigenazione è calato notevolmente rispetto al 2002 ‘appena versato’ ?
    Bizzarro, non l’avrei mai detto.

  2. Mario Plazio Rispondi

    In questo caso è stato così, l’ossigenazione non ha favorito il vino. E’ comunque evidente che negli Champagnes l’ossigenazione gioca un ruolo ancora più marcato rispetto a un vino fermo. C’è anche l’effetto bolla, una bolla più scarica comunica meno freschezza. Ad ogni modo il gioco, più che a stabilire se lo Champagne va servito in anticipo o all’ultimo minuto, è interessante perchè rivela sfaccettature dello stesso vino. Se aggiungiamo l’importanza del calice, della temperatura e così via, ci accorgiamo che sono talmente tanti gli elementi che entrano in gioco, che è difficile emettere un giudizio univoco. E’ anche questo il fascino di queste degustazioni, che possiamo facilmente replicare a casa nostra.

    1. Lanegano Rispondi

      Molto interessante. Grazie mille.