Bollicine trentine alle Cantine Monfort

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Ci tiene Federico Simoni a dire che quello delle Cantine Monfort, a Lavis, in Trentino, è un team giovane. Lui sta in cantina ma cura soprattutto l’estero, la sorella Chiara si occupa dell’Italia (“Io vendemmio”, dice invece lei, e mi sa che si diverte ad andare a vendemmiare, da come lo dice), l’enologo Maurizio Iachemet è il più “vecchio” della brigata, dall’alto della sua trentina d’anni, ma compensati dalla giovane età di Lorenzo Pellegrini, enologo anch’egli. Vero che c’è anche papà Lorenzo Simoni, però mi pare che lasci volentieri spazio alla grinta e alla passione dei figli. Storici sono invece i conferenti delle uve, seguiti ora direttamente anche in campagna.
“Cerchiamo vigneti in altura, sulla dolomia per avere maggiore sapidità e sul porfido per la stoffa”, racconta Federico. Dunque, lo chardonnay sulle colline di Trento e il pinot nero in Valsugana. Perché qui stanno dedicando impegno alle bollicine, al metodo classico della doc Trento – 25 mila bottiglie sulle 220 mila totali che produce l’azienda -, e dunque chardonnay e pinot nero sono importanti. Insiste Federico: “Grazie ai vigneti in quota abbiamo una bella acidità”, e sperimentando i giovani delle Cantine Monfort (l’azienda prende nome dal palazzotto in centro a Lavis dove c’è la sede) si fanno le ossa. Intraprendendo la via ambiziosa della Riserva. Prima annata 2008. “Abbiamo voluto una Riserva perché crediamo molto nella longevità consentita dalle basi spumanti delle zone da cui prendiamo le uve”. Sono appena 2500 bottiglie. Sosta sui lieviti di almeno cinque anni. Netta prevalenza dello chardonnay (l’ottanta per cento, dice la scheda tecnica) rispetto al pinot nero.
Della Riserva ho assaggiato tre annate ancora “in punta”, tuttora sui lieviti dunque, aperte à la volée da Federico e pertanto non ancora dosate. Della 2008 ho anche bevuto, a tavola, la versione in commercio, dosata. Buona, però mi ha impressionato di più la versione non ancora dosata. La via del pas dosé potrebbe essere dunque interessante per i giovani di casa Simoni.
Ecco le mie impressioni relative ai vini sui lieviti.
Trento Brut Riserva 2008
Molto buono quel suo frutto rotondo, e poi c’è tanta florealità a ingentilire il quadro. Direi che è un vino pronto da bere adesso. Piacevolmente maturo, insomma.
Trento Brut Riserva 2009
Sembra un vino esile, sottile, e invece è lì che dorme pigramente, con un carico fascinoso di eleganza fruttata. Molto fine nella grana, dire che possiede un gran potenziale evolutivo.
Trento Brut Riserva 2011
È ancora un giovinetto scontroso dal lato aromatico. Insomma, il fruttino e la crosta di pane attendono di fondersi, ma la bolla è già molto ben gestita. Da attendere fiduciosi.

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