Bodegas Alvear, simbolo della tradizione spagnola

alvear_300

Se si parla di tradizione vinicola spagnola non si può fare a meno di pensare a Bodegas Alvear. Si tratta della seconda più antica cantina in Spagna, pensate che la sua fondazione risale al 1729, e la proprietà si è sempre trasmessa da una generazione alla sucessiva. La sede è a Montilla, cittadina che da il nome alla denominazione Montilla-Moriles.

La regina delle varietà è il pedro ximénez, dal quale si ottengono vini dai profili diversissimi, dall’estremo secco all’estremo dolce. Ho avuto modo di provare una ampia selezione di etichette che qui riassumo.

Marques de la Sierra Blanco 2016
Vino dal taglio moderno, fruttato, mela, noci e di discreta lunghezza. (82/100)

Miradas Single Vin El Garrotal 2016
Vino da macerazione sulle bucce. Un po’ tutto ha una maggiore intensità, esce una nota minerale intensa, mela matura e notevole acidità. (85/100)

Fino En Rama 2012
Complesso con grande morbidezza, largo e gradevole per la soavità dell’insieme. Si inizia a sentire il terroir.

Fino CB
È un Fino che introduce alla gamma dei vini ossidativi. 6 anni in botte sotto il velo di “flor”. Da notare che il vino non è fortificato per le elevate gradazioni alcoliche che si raggiungono naturalmente in questa area particolare. Colpisce la sensazione minerale assieme ad una espressione amabile e morbida della varietà. Finale dove escono una nota di lievito e una vivace acidità.

Fino Capataz
Qui l’evoluzione è più lunga, 12 anni sulla flor. Si amplifica la sensazione di lievito, la materia è più concentrata, mentre rimane la sensazione di dolcezza del palato (che in realtà è perfettamente secco). (85/100)

Criadera A
La complessità aumenta, il vino diventa più vissuto. Aromi di formaggio blu, spezie e mare. Parecchio austero e verticale, non lunghissimo e non per tutti. (86/100)

Amontillado Carlos VII
Nasce come fino e poi continua la sua evoluzione ossidativa in botti per oltre 20 anni. Complesso, balsamico, tantissimo mare. Intrigante, lungo e serio, molto asciutto e secco, uno stile magnifico per eleganza e rispetto del terroir. (93/100)

Oloroso Asuncìon
Questo è il primo vino fortificato. È maturato in botti per oltre 20 anni, ma in assenza di flor. Alcolico e potente, leggermente caldo nel finale per la presenza di un po’ di zucchero residuo. Sapido, note di legno e di frutta secca. Bel vino, meno intrigante del precedente. (91/100)

Solera Cream
Siamo nel territorio del PX dolce. Lo zucchero non è esagerato e resta discreto. Segno distintivo della casa è la nota salina del finale. (84/100)

Pedro Ximenez de Anada 2015
Grappoli asciugati al sole, poi il vino viene vinificato in uova di cemento. Molto dolce, tutto il sole dell’Andalusia. (83/100)

Pedro Ximenez Solera 1927
I grappoli sono messi ad asciugare sotto il sole. Il mosto viene mutato con alcol per bloccare la fermentazione e poi il vino viene aggiunto ad una solera creata nel 1927. Una versione estrema e concentrata, frutta secca, fichi e tanta dolcezza. (83/100)

PX de Sacristia 2006
In questo caso non c’è la solera, il vino resta statico nella botte. Ancora più concentrato, una bomba di zucchero che raccoglie tutti i sentori della frutta secca, fichi, datteri e poi una nota salina che aiuta ad equilibrare il tutto. (85/100)

PX de Sacristia 2002
Una annata più delicata (se si può usare questo termine) e con meno densità. Complesso, mare e fiori. Bella espressione. (89/100)


Scrivi un commento