Bene e male a confronto a Pantelleria (e vince il bene)

bukkuram_cantina_367

In questa storia il bene e il male fanno entrambi notizia su uno scenario molto singolare, la piccola isola di Pantelleria. Il furto ai danni della famiglia De Bartoli delle uve passite destinate alla produzione del celebre Bukkuram, ha echeggiato non poco nel mondo del vino.

Suona quasi assurdo che qualcuno si organizzi per sottrarre le uve ad un produttore, anche se non è certo la prima volta che accade. Mi ricordo la disperazione di Diamante Renna Gaita, la moglie di Antoine Gaita, oggi alla guida di Villa Diamante, quando le furono rubate le uve fiano dalla vigna più pregiata, Clos d’Haute.

Anche nel caso di Marco De Bartoli, l’uva è di altissima qualità, quella di contrada Bukkuram, già da tempi immemori ritenuta la più vocata sull’isola del vento e della vite ad alberello –  in lingua araba significa padre della vigna.

Marco è molto stimato tra gli eno appassionati per la capacità di coinvolgere ed emozionare attraverso i suoi vini. Ha saputo ridare importanza e valore alle produzioni di Marsala e Pantelleria, con una caparbietà granitica, spinto dalla convinzione che fosse ormai tempo di trovare il coraggio delle proprie idee. Erano gli anni Ottanta e il mercato andava in tutt’altra direzione: omologazione del gusto e piacioneria. Oggi raccoglie a piene mani l’audacia delle sue scelte con il merito di aver riacceso una forte attenzione verso questo tipo di produzioni strettamente legate ai territori di provenienza, sia per le condizioni climatiche, che per la storia legata alle rispettive posizioni geografiche.

Ma chi ha vinto poi, il bene o il male? Sicuramente il bene della solidarietà arrivata dai produttori del Consorzio Vini Pantelleria, Pellegrino, Murana, Vinisola, Donnafugata, Basile e Coste di Ghirlanda che hanno donato uva passita ai De Bartoli con la quale sarà prodotta una edizione speciale.

In questo periodo di grande incertezza, dove purtroppo l’attenzione verso il nostro paese si sofferma ai pensieri meschini indotti da una politica di basso profilo, anche questo episodio aumenta lo sgomento e l’incertezza. Si va verso una direzione pericolosissima, nella quale un po’ tutti ci sentiamo trascinati contro il proprio volere. L’italietta sciatta e indolente ha preso il sopravvento su quell’umanesimo che in altri tempi, alquanto lontani, ha reso grande il nostro paese. Abbiamo un bisogno vitale di ritrovarlo, ma l’indifferenza che ha reso pigri pensieri ed azioni, sopisce e impantana la capacità di unirsi in difesa del bene comune. Nemmeno il futuro dei nostri figli accende quella preoccupazione che invece dovrebbe essere altissima, per aver sottratto loro risorse e opportunità, e non solo in termini economici o lavorativi.

Sembra retorico dirlo, e anche alquanto fastidioso, ma non diamo il buon esempio, seme prezioso per raccogliere buoni frutti.


Scrivi un commento