I bei Soave calcarei di Agostino Vicentini

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Agostino Vicentini è persona che mi sta simpatica per tre motivi. Il primo è che è per davvero una persona simpatica, nel senso che mette simpatia ogni volta che l’incontri, una sorta di amico che ritrovi uguale e rassicurante anche se lo rivedi dopo anni: la chiamano empatia. La seconda è che è un contadino vero, di quelli che la terra la faticano e la lavorano e i suoi sono vini onestamente terragni (così come sono fonte di soddisfazione il suo olio extravergine e le sue ciliegie). La terza è che i vini che fa sono veramente buoni e i consensi che trova tra i bevitori e i critici se li è meritati, nel tempo, con il valore delle sue bottiglie e non col marketing o lo storytelling e quelle robe lì.

Ciò detto, eccomi a un paio di assaggi dei suoi vini che ho avuto modo di fare al Soave Versus. Al desk c’era la moglie Teresa, ché lui, guarda caso, era in vigna.

Soave Terre Lunghe 2017 Vicentini Agostino
Tesissimo e fresco e salato, e in più c’è quel finale asciutto che completa il sorso. Una perfetta esemplificazione del carattere del Soave che viene sul calcare, un bianco didatticamente territoriale.  (87/100)

Soave Superiore Il Casale 2016 Vicentini Agostino
Sempre impeccabile. A sentire quel bouquet floreale che ti si mostra nel bicchiere vien da pensare subito all’aggettivo “elegante”. Ha palato generoso e anche dinamico. Un Soave che vuole tempo. (90/100)

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