Barolo Borgogno ’82, ’98, 2010, il valore del tempo

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Territorio e tempo sono due valori preziosi che hanno reso il Barolo uno dei vini più acclamati al mondo. Basta citarne il nome e immediatamente accende l’attenzione e l’idea di piacevolezza legandola a qualcosa di importante.

È questo uno dei primi, se non il primo territorio italiano che si è aperto a metodi di viticoltura e di marketing avanzati puntando ad un vino di altissima qualità e che mantenesse nel tempo l’immagine di eccellenza. La vicinanza alla Francia gli ha certamente giocato a favore. Sappiamo che la nuova era del vino parte da questo paese come da qui arriva a Barolo madame Colbert, colei che stravolge le sorti di questo grande rosso italiano.

Il vino simbolo del Risorgimento e dell’Unità di Italia viene lungamente raccontato da Andrea Farinetti a Storie di Vini e Vigne a Cap’alice, tra i vicoli di Napoli che diradano ripidamente verso il mare. Gli dà ancor meglio voce la mini verticale del Barolo Borgogno Riserva che cavalca lungamente il tempo toccando le corde dell’emozione.

Il Farinetti ha scelto in apertura il millesimo 1982, descritto nella cronologia delle annate dell’Enoteca Regionale di Barolo come eccellente. Il nebbiolo nel bicchiere mantiene il suo vigore così come la trasparenza che lo caratterizza, i tempi lunghi gli conferiscono eleganza e fa riflettere il corpo snello in un periodo in cui i vini erano pensati diversamente per conquistare il mercato estero. Anche nei profumi sa emozionare e reggere alta l’attenzione, ricorda la terra, il carrubo, la rosa appassita, all’assaggio la freschezza fa ancora la sua parte così come i tannini consentendogli di procedere a passo veloce e sicuro.

L’annata 1998 ha certamente più cose da dire, si dilunga nei profumi con voce rassicurante che catalizza l’interesse. Spazia dalla rosa, al tocco balsamico, delicata la spezia di caffè, c’è ancora frutto di visciole, il sorso vibra, è sapido e ferma l’attenzione sui tannini che hanno saputo fare un sapiente uso del tempo.

In una delle cantine storiche di Barolo, oggi lavora una squadra di diciassette giovani incontrati da Andrea durante gli studi all’istituto di enologia di Alba. Con loro ha scelto di dare nuovo vigore all’azienda che più di ogni altra è capace di offrire la memoria storica di questo vino e del suo territorio. Rispetto è la parola pronunciata più volte, accompagnato da una certa sensibilità per tutto quello che rappresenta un luogo di tale importanza. La 2010 è la sua prima annata, racconta di averla immaginata sull’eco della 1982, rimasta memorabile ancora oggi. E sarà il tempo l’elemento che gli darà ragione o meno, ma bisogna attenderlo a lungo. L’annata ha avuto un buon andamento e già questo aiuta l’esordio di Andrea che ha deciso di concederle sei anni di affinamento in botte grande, poi uno in vasche di cemento per ritornare altri dodici mesi in botte e ritrovare la sua armonia. Lineare, precisa e riconduce alla memoria il territorio che gli dà vita. Al naso c’è tanto frutto, è ciliegia, fiore di viola, delicatamente speziato. L’assaggio si mostra già piacevole, succoso, veloce, ha grinta da spendere ed un buon ritmo che lo rende per nulla scontato.


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