Barbaresco Roccalini, un vino che sa parlare dialetto

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Ero in Langa. Seduto al tavolo di un’eccellente osteria, il Battaglino di Bra, una delle mie preferite. Mi sono affidato, per il vino, alla giovane cameriera. Ho solo chiesto un nebbiolo, che parlasse dialetto. Così ho detto. Mi ha stappato il Barbaresco Roccalini dell’omonima Cascina, a me – mea culpa, mea maxima culpa – in allora sconosciuto. Me ne ha versato un mezzo dito, come si usa, ed ha atteso il verdetto. Che è stato positivissimo, e lo si capiva dal fatto che mi si sono illuminati gli occhi.

Nel senso che questo Barbaresco è di quelli grintosi e perfino quasi ostici appena li apri, ma che da subito di fan capire che se hai la pazienza di attenderli un attimo, be’, ti sapranno ripagare cento per uno, perché hanno sale e freschezza e questi sono indizi che non tradiscono. Infatti.

Coi piatti del luogo è stato compagno perfetto, e anzi via via che la bottiglia si abbassava di livello e l’ossigeno arrivava a dare respiro, il vino cresceva in finezza e varietà di profumi. Una continua crescita in piacevolezza, scevra da smancerie. Come sanno fare i vini che parlano dialetto, appunto, e lo fanno con voce squillante e con orgoglio d’appartenenza.

Il mio rammarico? Uno solo, non aver chiesto se ne avessero un’altra bottiglia da potermi portare via.

Barbaresco Roccalini 2015 Cascina Roccalini
(92/100)


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