Il bag in box fa la rivoluzione e un libro spiega perché

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Paolo Nenci si definisce un “contadino digitale”. Giovane, classe 1991, ha puntato tutto sul web, sui social e anche sul packaging per promuovere i vini e gli altri prodotti dell’azienda agricola di famiglia, che sta a Chiusi, in Toscana. Non ho mai provato i suoi vini e parlarne va contro la mia abitudine, perché di solito tratto esclusivamente di bottiglie che ho avuto modo d’assaggiare. Il motivo per cui me ne occupo prescinde dunque dal vino in sé. È che durante la quarantena dovuta all’emergenza sanitaria, Paolo ha deciso di puntare sul bag in box, e per spiegare il motivo della scelta e quali siano i vantaggi di questa forma di confezionamento del vino, ha scritto un libro. Un libro digitale, ovviamente, che è scaricabile on line dal sito aziendale, gratis. S’intitola “Alla scoperta della bib revolution” (e bib è l’acronimo che sta per bag in box, appunto).

L’ebook me lo sono scaricato e sfogliato (sono poche pagine, si leggono velocemente) e lo consiglio perché credo che sia il documento più pratico e più completo – lato consumatore – che si trovi in giro oggi a proposito del bag in box e delle molte motivazioni che ne consigliano l’uso e l’acquisto. Non le riporto qui, perché altrimenti non sareste indotti a scaricare il volumetto anche voi, sarebbe come svelare l’assassino presentando un giallo, no?

Tra le molte informazioni, tuttavia, voglio citare quella finale: “L’anello mancante sta nel fatto che se i piccoli produttori con grande qualità iniziano a mettere all’interno di questo packaging grandi vini, come per magia, il consumo di vino aumenterebbe, il modo di vedere questi ‘cartoni’ cambierebbe e sopratutto vivremmo in un mondo più ‘riciclabile’.”

Ho voluto citarla perché la condivido. Il vero problema nell’approccio del bevitore di vino al bag in box è culturale, come lo è stato e tuttora lo è per il tappo a vite. C’è una sola maniera per scardinare questi incancreniti pregiudizi, che sono tipicamente e solamente italiani, ed è quello di incominciare a mettere in bag in box vini di qualità sempre maggiore, ovviamente nei limiti di quei vini che si prestino ad essere consumati a livello domestico nelle quantità contenute in un bag in box.

Però per far questo – e torno su quanto ho già scritto qualche giorno fa – serve un salto di qualità anche a livello normativo. Perché le norme italiane vietano di confezionare in bag in box i vini a denominazione di origine che riportino una “menzione tradizionale”, come Classico o Superiore e altri, per capirci. Una limitazione assurda e anacronistica, che spero venga presto eliminata, visto che il quadro normativo è in fase di revisione. A tal proposito, anzi, l’invito che rivolgo ai produttori è quello di farsi avanti coi rispettivi consorzi e con le rispettive associazioni affinché questi vincoli vengano definitivamente cassati. Le condizioni ci sono.


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2 comments

  1. Paolo Rispondi

    Grazie Angelo per questo bellissimo articolo!

  2. Telegram: Giugno 9/2020 – Tasting Wine Rispondi

    […]  Bag In Box […]