Avanti col Teroldego, peccato che sia quello americano

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Et voilà, l’uva del teroldego torna a far parlare di sé. Peccato che non avenga nella Piana Rotaliana, che sarebbe la sua casa, in Trentino, ma accada invece in California. Già, nei vigneti californiani si pianta sempre più teroldego. Come vitigno da usare nel blend nei rossi. Per cercare colore, corpo e frutto. E poi il teroldego piace ai vignaioli californiani perché offre altri vantaggi: matura presto, è poco soggetto ad attacchi di muffa e offre buone rese.

Lo riferisce Ted Rieger sul blog Wines & Vines. “California Teroldego Acreage Trending Up” titola il post. Pensate che nel 2008 gli ettari piantati a teroldego, là in Californma, erano appena 32, ma nel 2016 erano già diventati quasi 270, stando alle statistiche del Department of Agriculture degli Stati Uniti. La crescita di certo continuerà anche nel 2017, visto che le grandi wine companies come E & J Gallo, Constellation Brands, Trinchero Family Estates e Bogle Vineyards stanno piantando teroldego o stanno chiedendo di farlo ai loro conferenti. E comunque, siccome le statistiche governative sono compilate sulla base delle autocertificazioni, gli ettari a teroldego potrebbero già essere molti di più in California. Ted Rieger ha sentito un importante vivaista, il quale gli ha detto che dal 2012 ne ha venduto una media di 200 mila barbatelle per anno, e dunque, stando ai suoi soli dati, nell’ultimo quinquennio sarebbero stati piantati dai 300 ai 400 ettari di teroldego.

Ora, se pensiamo che, da quel che si legge sul sito del Consorzio di tutela Vini del Trentino, nella provincia di Trento gli ettari coltivati a teroldego sono 627, è probabile che la California abbia già un’estensione ufficiale del proprio vigneto di teroldego pari almeno alla metà di quella trentina, mentre quella ufficiosa potrebbe essere parecchio più alta, fino a far pensare a una parità tra Trentino e California. Il tutto mentre in Trentino si sta a discutere di rappresentanza, di pinot grigio, di pianura e montagna.


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1 comment

  1. Angelo Rispondi

    Beh, anche qui in Messico un po’ di tetoldego cè: di italiani!