Attenti allo Chenin, può essere che morda

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Sui cancelli delle villette di periferia e dei cascinali di campagna si vede il cartello che avverte: “Attenti al cane”. In Francia si legge invece: “Attention, chien méchant”, che è la stessa cosa. Vuol dire che se apri senza essere stato prima ammesso dai padroni di casa non ti devi poi lamentare se il cane ti azzanna.

Se invece sull’etichetta di un vino leggi “Attention Chenin méchant” vuol dire che se lo compri mica ti devi stupire se nella bottiglia ci trovi un bianco rabbiosetto nelle sua dritta e tagliante acidità citrina. Eppure questo qui è anche un vino che regala una soddisfazione nella beva che ti fa benedire ogni euro speso per l’acquisto (nella fattispecie, io per una bottiglia della vendemmia 2016 ho speso 20,90 euro per l’acquisto on line).

È un Vin de France, ossia è fuori da ogni denominazione o indicazione di origine. Insomma, fuori standard, fuori disciplinare. Un “bianco tavola” si sarebbe detto una volta. Lo fa Nicolas Reau, che – leggo – ha cominciato come pianista jazz e poi ha fatto studi di enologia e poi si è trasferito nella Loira dalle parti di Anjou e lì ha incontrato l’uva dello chenin e si è messo a farci questo vino, che prima del 2016 è stato, se non sbaglio, nell’appellation locale.

Bianco che sa di sale e di agrumi (tantissimi agrumi) e che è perfetto – veramente perfetto – per l’aperitivo e che sta a meraviglia sul pesce e va giù che è un piacere. Ok, d’accordo, se siete refrattari all’acidità può essere che morda, ma a me l’acidità piace.

Attention Chenin Méchant 2016 Nicolas Reau
(87/100)


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