Assurda invadenza

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Giorni fa un’amica mi ha raccontato della vacanza-studio in Australia della figlia quindicenne.
Ha detto che l’esperienza è andata molto bene sotto ogni punto di vista: lingua, accoglienza, condivisione, e che Margherita – questo è il nome della ragazza – al rientro dal viaggio le ha confessato  “… e poi, mamma, dopo aver fatto questa cosa, non ho più paura di niente”.
Queste parole mi hanno fatto pensare a quanto è stata fortunata questa giovane.
Non tutti gli adolescenti hanno i genitori che possono, ma anche vogliono, far fare certe esperienze ai figli.
Ovvio che Margherita non è diventata un’incosciente scapestrata, ma ha potuto assaporare la sicurezza di sé, una delle ricchezze più importanti nella vita.
Forse in futuro avrà occasione di ricredersi un po’, ma questa prima impressione resterà comunque nella memoria e il suo effetto non si potrà cancellare.
La paura è una “brutta bestia” e penso che uno dei compiti dei genitori sia proprio quello di aiutare i figli ad ascoltarla senza diventarne succube, a comprenderla e superarla; ma spesso i grandi sono i i primi a soffrirla e, di conseguenza, a trasmetterla.
Io non ne sono certo esonerata, anzi, ma da quando ho visto “Inside out” ho pensato di darle ironicamente il volto di quell’omino grigiastro e smilzo, con gli occhi sporgenti e un punto di domanda per capelli.
È un personaggio decisamente fastidioso ma c’è, esiste.
Ogni tanto è d’aiuto, più spesso rompe e basta, ma se solo si riesce a riconoscerlo nella nebbia che offusca la mente quando è preda di questa emozione, la sua assurda invadenza salta agli ‘occhi e la visione d’insieme si fa limpida.
Io ci sono arrivata dopo dieci lustri e due visioni di un film d’animazione, beato chi l’ha fatto prima!


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