Ascoltatemi, Cour Cheverny is the new Jura

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Insomma, adesso i vini del Jura vanno fortissimo, i prezzi sono saliti alle stelle e trovarli è diventato perfino difficile. Pensare che qualche anno fa non se li filava praticamente nessuno ed eravamo in pochi a goderceli in santa pace.

Pazienza.

Però io ve lo dico piano piano, appena sussurrandolo nell’orecchio: se vi piacciono i bianchi secchi, ma proprio secchi, e volete qualcosa che sostituisca questi Jura che si son fatti troppo alla moda e troppo cari, cominciate a procurarvi qualche bottiglia di Cour-Cheverny.

Lo so che non è mica facile trovare dei Cour-Cheverny, ma qualcosa on line riuscite a rintracciarlo di sicuro. Sennò dovete mettervi in macchina a andare fino in Loira, che poi la zona è bella e c’è il castello di Chambord che merita la sosta.

L’appellation è piccolissima, una sessantina di ettari appena, anche se interessa una decina di comuni (si sovrappone per un pezzo all’area dell’aoc Cheverny, che è dieci volte tanto in termini di vigneto). L’uva che si adopera è quella del romorantin, nome che che detto in francese ha un suono affascinante, con quelle due erre arrotate.

I Cour-Cheverny, dicevo, sono bianchi tanto secchi, e hanno profumi di spezie e di menta essiccata e di fiori e di agrumi, e col passare del tempo si fanno anche più austeri, virando sottilmente al miele e al burro, ché è questa la svolta tipica dei bianchi fatti col romorantin (che pare sia uva che vene portata lì dalla Borgogna, e l’originaria indole borgognona, del resto, direi che ci stia tutta, a bere questi vini, ma lo scrivo tra parentesi perché non vorrei che fossa da un lato leggenda e dall’altro suggestione).

Per esempio, io mi sono appena goduto un calice bello fresco della Cuvée Salamandre di Philippe Loquineau, annata 2010.

Ascoltatemi, cercate i Cour-Cheverny, che tra l’altro hanno ancora prezzi abbordabili. Ma non fatelo sapere troppo in giro, per favore.

Cour-Cheverny Cuvée Salamandre 2010 Philippe Loquineau
(88/100)

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