Artus, il Piedirosso in anfora delle Cantine Mustilli

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Il Piedirosso in Campania sta vivendo un momento felice. Nel senso che una maggiore diffusione della cultura del vino e del concetto di qualità hanno dato giusta ragione al suo carattere leggiadro e scanzonato.

I rossi sottili in passato sono stati alquanto bistrattati in Italia, mentre i Pinot Noir francesi, buoni o no, hanno continuato a mantenere alta l’attenzione. Nel caso del Piedirosso, è stato proposto sempre come un sottomesso dell’Aglianico, un portatore di handicap che dovesse farsi accettare con l’uso di rimedi correttivi. Un incompreso insomma.

Poi ci sono state invece le aziende che non lo hanno mai abbandonato, cercando anzi nel tempo di perfezionare le pratiche agricole e le tecniche di vinificazione, essendo un tipino alquanto capriccioso. Tra queste ritroviamo la famiglia Mustilli, napoletani con questo bellissimo palazzo d’epoca nel centro storico di Sant’Agata dei Goti, in provincia di Benevento, dove sono presenti sin dal ‘500.

Sui vigneti di proprietà, Leonardo Mustilli negli anni Settanta scelse di perfezionare l’allevamento di falanghina, greco, piedirosso e aglianico. Tempi in cui le aziende del vino in Campania si contavano sulle dita di una mano e c’era molta confusione per l’invasione dei vitigni francesi. Ma Leonardo ha perseverato nella sua idea di migliorare e sostenere la vitivinicoltura che identificasse il territorio del beneventano e, nello specifico, del cru Sant’Agata dei Goti. Sono gli unici a custodire in cantina una memoria storica della Falanghina, con annate che vanno molto indietro nel tempo. Ma è su questo Piedirosso in anfora che voglio soffermarmi. Innanzitutto perché amo il piedirosso che è il vitigno principe nel mio territorio, il Vesuvio, così come nei Campi Flegrei e sull’isola di Ischia, tutti areali vulcanici.

Anna Chiara e Paola sono figlie dell’ingegnere Leonardo, sono vignaiole Fivi, la prima è agronoma e si occupa delle vigne, mentre Paola del settore marketing e dell’accoglienza. Quest’ultima attività ha moltissimo seguito essendo da diversi anni organizzate per l’accoglienza, con camere e ristorante.

Artus invece è il Piedirosso della linea selezione: le uve provengono dalla vigna Pozzillo, esposta a sud est, dove il suolo è misto, calcareo, argilloso e vulcanico – le ceneri del Vesuvio sono arrivate un po’ ovunque. Anna Chiara ha voluto provare la vinificazione in anfora nel 2015, annata che abbiamo degustato insieme durante una mini verticale all’evento Storie di Vini e Vigne a Cap’alice.

La cosa che mi ha colpito di questo vino è che abbia centrato in pieno l’essenza del piedirosso del Sannio. Sottile e dinamico allo stesso tempo, elegante nei sentori floreali tipici di geranio e viola, il frutto è scuro di mora e delicata la spezia di chiodi di garofano. Se si può dire che un vino abbia ritmo, questo batte un tempo allegretto vivace, oppure un reggae di altissimo spessore artistico, come quello del mitico Bob Marley che sapeva spingerlo all’apice del successo. Il suo reggae era ben capace di unire l’alta qualità della musica ai temi sociali e di riscatto, alla melodia, al ritmo incalzante sul quale danzava e cantava per ore. Questa energia e insieme di valori sono ben espressi anche in Artus, piedirosso del Sannio 2015, e teniamocene qualche bottiglia in cantina per gli anni che verranno.


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