Anteprima Amarone, tre esempi di classicità

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Quando mi si domanda se esista davvero una diversità tra la zona Classica e quella – come dire – “allargata” della Valpolicella dico che sì, le diversità si trovano, in quei produttori che maggiormente abbiano a cuore il rispetto dei caratteri territoriali, ché è vero che l’Amarone è vino figlio della tecnica dell’appassimento, ma il terroir alla fine ce la può fare ampiamente a venir fuori. Allora, per chi andasse all’Anteprima dell’Amarone e volesse assaggiare dei vini che esprimano un carattere realmente “classico”, inteso come fedeltà d’area, consiglio tre cantine che non tradiscono mai. Ne indico tre non perché altre non ve ne siano, ma perché mi son dato il limite del terzetto negli articoli pre Anteprima. Limite opinabile, ma qualche regola bisogna pur darsela.
Cà La Bionda
All’Amarone di Cà la Bionda bisogna dargli tempo, parecchio. Matura lentamente in bottiglia, e lentamente nel calice si concede all’olfatto e al gusto. I Castellani fanno vino in Val di Marano, che per me rappresenta la classicità amaronista che mi piace di più, quella meno concentrata e più orientata all’eleganza.
Corte Rugolin
I vini di Corte Rugolin mi colpiscono sempre per la loro definizione del frutto, e il frutto è la ciliegia mora, accompagnata da una freschezza equilibrata. L’azienda è a Marano, ma i vigneti sono sparsi in varie località della zona classica, e devo dire che la classicità valpolicellese trova sintesi nelle bottiglie aziendali.
Novaia
Marcello Vaona è per me uno dei più fedeli interpreti della classicità dell’Amarone dell’alta Val di Marano, che non è mai e poi mai orientata alla concentrazione, ma guarda invece costantemente  all’austerità e alla finezza. Grande attenzione, qui a Novaia, anche alla sostenibilità ambientale della produzione viticola.


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