Anfora is the new barrique

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Già non la sopportavo prima, figurarsi dopo questo Vinitaly. Ormai l’anfora è diventata un’ossessione, una vera e propria ossessione di chi fa vino, dal microscopico vignaiolo “naturale” alla grande cantina sociale. Nei corridoi, negli stand dell’ultimo Vinitaly era tutto un invito ad assaggiare “il mio nuovo vino fatto in anfora”. Come vent’anni fa per la barrique, e poi per l’acciaio, e poi per il tonneaux, e poi per il cemento. Anfora is the new barrique. Va di moda, non se ne può (già) più.

Caro produttore, micro o macro tu sia, a me di dove tu faccia il tuo vino non me ne importa niente. Puoi usare anche il boiler del bagno, il portaombrelli che ti regalò la nonna, lo zaino da montagna di tuo padre. Usa il contenitore che vuoi. A me interessa il contenuto – il vino -, non il contenitore. Se quel che importa d’un vino diventa il contenitore, ammetterai che siamo messi male.

Che poi, giusto per pignoleria, il più delle volte si tratta di gres a forma di uova o di palla, altro che anfore. Dicesi anfora, secondo il vocabolario Treccani, un “vaso a due anse, adatto al trasporto e alla conservazione dei liquidi”, oppure una “antica misura di capacità per liquidi: in età romana corrispondeva a poco più di 26 litri”. Questa qui è l’anfora. In genere la cosa che si utilizza in cantina non corrisponde a nessuna delle due definizioni.

Orbene, mettiamola così, caro vigneron, caro enologo, caro cantiniere: secondo la tua maniera di pensare il vino, ti viene bene se lo fai in anfora o una cosa che chiami anfora? Allora usa l’anfora. Ma non invitarmi all’assaggio perché il vino l’hai fatto nell’anfora. Invitami all’assaggio del vino perché credi che quella sia la miglior espressione della tua maniera di pensare il vino sulla tua terra, usando le uve delle tue vigne. Fammi bere il tuo vino, e basta. Per favore.


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2 comments

  1. Mazzanti Roberto Rispondi

    Ritengo che sia giusto non seguire troppo le mode che possono diventare ossessive, ma credo che dovrebbe informarsi sul lavoro “tecnico” che ogni contenitore può fare sul suo contenuto come per esempio terziarizzare o no,cedere o no tannini, affinare in funzione del passaggio di ossigeno ecc. ecc. Da queste differenze si giunge ad obiettivi e prodotti completamente differenti. Con la speranza di aver dato una delucidazione esauriente porgo i miei saluti.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Su che lavoro, scusi?