Anche i sogni svaniscono, Opera rischia la chiusura

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Questa è una brutta, brutta, brutta notizia. Opera, o per dirlo nella sua accezione completa Opera vitivincola in Valdicembra, rischia di essere sull’orlo della chiusura. Il Tribunale di Trento ne ha nominato il curatore fallimentare. Lo leggo sul blog trentino Territorio che Resiste. E me ne dispiaccio, tanto.

Proprio pochi giorni fa, o meglio, proprio il 31 dicembre scorso, conversando con degli amici in un wine bar a Vicenza, un calice davanti a ciascuno di noi, sostenevo che oggi, per me, del tutto soggettivamente, il vertice qualitativo della spumantistica nazionale è Opera. La sua versione Nature del Trento rappresenta in assoluto, a mio avviso, una delle cose più belle che siano mai state realizzate nel mondo delle bollicine italiane. Finissimo e territoriale, avvolgente e caratteriale. Splendido.

La pensa così, vedo, anche Tiziano Bianchi, che su Territorio che Resiste scrive: “Uno di quei bicchieri che fanno capire anche ad un asino astemio la differenza fra il vino e un lampadario”. Ecco, non lo avrei mai detto con queste parole, probabilmente, ma il concetto mi pare decisamente chiaro.

Ora Opera va male, molto, e i libri sono finiti in Tribunale. Spero si apra una qualche nuova, diversa prospettiva. Spero che questa prospettiva dia nuovo vigore al sogno. Abbiamo bisogno di sognare. Anche con un calice d’un favoloso Trento che davvero ci racconti le montagne.

 


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